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A Formentera la cosa più sorprendente non è quanto c’è da vedere, ma quanto puoi fare in ottantatré chilometri quadrati. È la più piccola delle Baleari abitate, e proprio per questo si presta a un gioco che altrove sarebbe impossibile: al mattino attraversi a piedi una lingua di sabbia e ti immergi in una pozza di fango su un’isola deserta, nel pomeriggio infili il kayak in una grotta marina scavata sotto le scogliere di Cala Saona, e la notte ti stendi sotto uno dei cieli più bui d’Europa a contare le Perseidi. Vedere Formentera è facile — un giorno di traghetto e un motorino bastano. Viverla è un’altra cosa, ed è di questo che parla questa guida.
Le esperienze si raccolgono in pochi grandi filoni. C’è il mare, che qui è quasi tutto: la gita in barca a Ses Illetes e s’Espalmador, il kayak dentro le grotte di Cala Saona, lo snorkeling nella prateria di posidonia, il kitesurf spinto dal Llevant. C’è la terra da esplorare, in fuoristrada a bordo di una Land Rover Defender o in sella a una bici elettrica sbarcata dal fast ferry. C’è la Formentera che ha una storia da raccontare — il faro di Cap de Barbaria, la Torre des Garroveret, il sepolcro megalitico di Ca na Costa, il castello romano di Can Blai, la Cova d’en Xeroni, il Molí Vell. E c’è quella che si guarda e basta: i mercatini hippie della Mola, il belvedere di es Mirador, gli stagni rosa di Ses Salines, il cielo Starlight da leggere una stella alla volta. Le trovi qui organizzate per tipo di esperienza e non per geografia, così da poterti costruire la giornata a partire da quello che cerchi.
I migliori hotel di FORMENTERA

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Sull’acqua turchese: Espalmador, Ses Illetes e le calette
Formentera si racconta meglio dall’acqua, e non è un modo di dire: la sua fama nasce da un mare che passa dal turchese al verde bottiglia nel giro di pochi metri, sopra un fondale di sabbia bianca e posidonia. Barca, kayak o pinne e maschera: qui l’esperienza migliore è sempre quella che ti bagna.
Gita in barca a s’Espalmador e Ses Illetes

A nord della Savina, oltre il canale del Pas des Freus, galleggia s’Espalmador: un isolotto disabitato di dune, ginepri e acqua bassissima che è il tesoro nascosto di ogni gita in barca. Le crociere in giornata — dalla barca da dodici posti al gozzo per lo snorkeling con pranzo a bordo — salpano di solito da La Savina e uniscono la spiaggia di Ses Illetes, regolarmente citata tra le più belle del Mediterraneo, alla laguna di Espalmador, dove da generazioni ci si ricopre del suo celebre fango naturale. L’isola è protetta all’interno del Parc Natural de ses Salines e vigilata dalla torre settecentesca di sa Guardiola, la più antica dell’arcipelago: un motivo in più per navigare con rispetto, ancorando dove è consentito e lasciando la posidonia dov’è.
Approfondimento: Come muoversi a Formentera
Kayak e SUP tra le grotte di Cala Saona

La costa attorno a Cala Saona, sul versante occidentale, nasconde una serie di grotte marine che si aprono a filo d’acqua e si raggiungono solo pagaiando. Le escursioni guidate in kayak — o le uscite in stand up paddle con sosta snorkeling — ti portano dentro cavità dove la luce, riflessa dal fondale sabbioso, tinge le pareti di azzurro elettrico, per poi lasciarti il tempo di un tuffo davanti alle scogliere rossastre. Se preferisci muoverti in autonomia, lungo la costa trovi il noleggio di kayak e di tavole SUP a ore: parti dalla spiaggia, costeggi le calette e decidi tu dove fermarti. È il modo più silenzioso e più economico di scoprire il litorale di Formentera.
Approfondimento: Cosa vedere a Formentera
Snorkeling nella prateria di posidonia

La ragione per cui l’acqua di Formentera è così trasparente ha un nome scientifico: Posidonia oceanica, la pianta marina che tappezza il canale tra Ibiza e Formentera con una delle praterie più estese e antiche del pianeta, tutelata come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Fare snorkeling qui non significa solo galleggiare in un acquario tiepido tra saraghi, salpe e stelle marine: significa nuotare sopra un organismo vivente vecchio di migliaia di anni. I diving e i tour in barca organizzano battesimi e uscite anche per chi mette la maschera per la prima volta, spesso attorno agli scogli di Ses Illetes e del Trucador.
Vento e motori: kitesurf, 4×4 e ferry con bici elettrica
Non tutta Formentera si vive a passo lento. C’è chi cerca il vento, chi vuole coprire l’isola da capo a capo in una mattina, chi preferisce l’avventura su ruote: anche qui, l’isola piccola non ti costringe a scegliere.
Kitesurf e windsurf spinti dal vento

Quando soffia il Llevant o la tramontana, gli specchi d’acqua bassa attorno a Es Trucador e a Llevant si riempiono di vele e aquiloni. Il noleggio di attrezzatura da kitesurf a Formentera permette a chi ha già esperienza di prendere il vento in totale libertà, mentre le scuole della zona avviano i principianti nei fondali dove si tocca ancora. Vento costante, acqua trasparente e nessuna corrente insidiosa: pochi posti nel Mediterraneo rendono il kite così accessibile.
Formentera in 4×4 con la Land Rover Defender

Per chi vuole abbracciare l’isola in un colpo solo, il tour Highlights a bordo di una Land Rover Defender è la formula più diretta: caminos rurali, sterrati polverosi e punti panoramici che il traffico estivo di solito ti nega, dalla punta di Cap de Barbaria all’altopiano della Mola. È il modo giusto per capire la geografia di Formentera prima di scendere nei dettagli — un giro d’orizzonte con le ruote nella terra rossa.
Fast ferry e bici elettrica: l’isola in modalità lenta

Il pacchetto che unisce il fast ferry da Ibiza al noleggio di una bici elettrica è forse l’idea più intelligente per una gita in giornata. Sbarchi alla Savina e imbocchi i camins verds, la rete di sentieri verdi tracciata su antichi percorsi di contadini e pescatori: muretti a secco, vigneti, fichi piegati dal vento. Con la pedalata assistita anche la salita verso la Mola diventa alla portata di tutti, e ti muovi senza rumore né benzina in un’isola che ha fatto della quiete il suo marchio.
Sotto le stelle: la Formentera Starlight
Di giorno Formentera è il turchese del mare; di notte diventa il nero del cielo. Nel maggio 2023 l’isola ha ottenuto la certificazione di Destinazione Turistica Starlight, entrando nella ristretta lista di luoghi al mondo dove il basso inquinamento luminoso permette di osservare le stelle con nitidezza.
Astroturismo guidato e osservazione col telescopio
Grazie al riconoscimento della Fondazione Starlight — nata dall’Istituto di Astrofisica delle Canarie — e al lavoro dell’Associazione Astronomica di Formentera, nata nel 2019, l’astroturismo è diventato una delle esperienze più originali dell’isola. Le uscite guidate ti portano nei punti di osservazione migliori — l’altopiano della Mola, le scogliere di Cap de Barbaria, Es Caló des Mort, gli acantilados di Cala Saona — dove un monitor Starlight punta il telescopio su Saturno, sulle nebulose e sulla Via Lattea che, nelle notti serene, taglia il cielo da un orizzonte all’altro. Le galassie si vedono meglio in primavera, gli ammassi stellari d’estate, e a metà agosto le Perseidi trasformano la notte di San Lorenzo in uno spettacolo. È la cosa da fare a Formentera che nessuno si aspetta.
I fari e le torri del sud
La punta meridionale di Formentera è un paesaggio quasi lunare: roccia bianca, arbusti rasoterra, vento e niente altro. Qui il mare non è una spiaggia ma un precipizio, e le costruzioni dell’uomo — un faro, una torre — diventano gli unici punti di riferimento in un orizzonte vuoto.
Il faro di Cap de Barbaria

Cap de Barbaria è il promontorio più meridionale di Formentera e di tutte le Baleari, il punto di Spagna più vicino alle coste africane, e il suo nome ricorda le incursioni dei pirati barbareschi. Ci si arriva percorrendo una lunga strada in un paesaggio brullo, poi lasciando il mezzo e camminando fino al faro bianco inaugurato nel 1971, a picco su una scogliera di cento metri. Chi ha visto il film “Lucía y el sexo” di Julio Medem lo riconoscerà: è diventato un’icona proprio grazie a quella solitudine assoluta. A pochi passi si apre la Cova Foradada, una grotta-balcone affacciata sul vuoto. Ma è al tramonto, con l’Africa immaginata oltre l’acqua, che questo posto dà il meglio di sé.
La Torre des Garroveret

A poche centinaia di metri dal faro, in una solitudine ancora più netta, si erge la Torre des Garroveret: la torre di difesa più meridionale di tutte le Baleari, dichiarata Bien de Interés Cultural nel 1949. Completata nel 1763 su progetto dell’ingegnere García Martínez, è una costruzione troncoconica di nove metri, in pietra calcarea, con due piani e una piattaforma di vedetta in cima. Faceva parte del sistema che, con segnali di fumo e di fuoco, collegava le quattro torri di Formentera a quelle di Ibiza per avvistare le navi nemiche; ebbe persino un cannone, proveniente dalla chiesa di Sant Francesc, finché nel 1824 non venne disarmata. Salire fin quassù e affacciarsi sul mare da dove un tempo si scrutavano i pirati è uno di quei momenti in cui la storia dell’isola diventa quasi tangibile.
La Formentera antica e sotterranea
Prima delle spiagge e degli hippie, Formentera fu preistoria, Roma e roccia. Tre soste, tutte perfette per una giornata nuvolosa, raccontano i millenni che questa terra si porta addosso.
Il sepolcro megalitico di Ca na Costa

Tra lo stagno di Estany Pudent ed Es Pujols, nel cuore del Parco Naturale di Ses Salines, si trova il monumento più antico dell’isola: il sepolcro megalitico di Ca na Costa, dell’inizio dell’Età del Bronzo, usato tra il 1900 e il 1600 a.C. circa. Riscoperto nel 1974, ha una pianta circolare — gli isolani lo chiamano “el reloj”, l’orologio, per la sua forma — con una camera funeraria racchiusa da grandi lastre verticali e cerchi di pietra. Al suo interno furono trovati i resti di otto individui: la prova che già quattro millenni fa una piccola comunità viveva stabilmente qui. È il monumento preistorico meglio conservato delle Baleari, e bastano dieci minuti su uno sterrato per raggiungerlo.
Il castello romano di Can Blai
Poco fuori Sant Ferran, lungo la strada che sale verso la Mola, un cartello indica i resti del Castellum de Can Blai, l’unica fortificazione romana dell’isola, databile tra il III e il IV secolo d.C. Rimangono le fondamenta di una pianta quadrata con cinque torri, testimonianza del ruolo di Formentera come avamposto sulle rotte del Mediterraneo tardo-antico. Non aspettarti mura imponenti: è la suggestione di camminare dentro un accampamento romano, con il mare all’orizzonte, a rendere la sosta memorabile.
La Cova d’en Xeroni
Quasi nessuno immagina che sotto Formentera si nasconda un mondo di stalattiti. La Cova d’en Xeroni, a Sant Ferran de ses Roques, fu scoperta per caso da un abitante del posto che scavava un pozzo alla ricerca dell’acqua: alle Baleari, chi trova una grotta ne diventa il proprietario. Oggi è la cavità più accessibile dell’isola, illuminata a giochi di luce che esaltano formazioni calcaree lente di migliaia di anni, con le radici degli alberi che spuntano dal soffitto. Una mezz’ora sottoterra, fresca e insolita, perfetta da abbinare a una giornata in cui il cielo non collabora.
La Mola: mulino, mercatini e panorami
Salendo verso est, la strada si arrampica sull’altopiano della Mola, l’angolo più remoto e autentico di Formentera: muretti a secco, vigne, silenzio e il vento che non smette mai. È qui che l’isola conserva le sue tradizioni — e, secondo Jules Verne, anche la fine del mondo.
Il belvedere di es Mirador
A metà della salita verso El Pilar de la Mola, la strada offre una sosta che vale l’intero viaggio: el Mirador. Da questo balcone naturale lo sguardo abbraccia quasi tutta Formentera — l’istmo sottile del Trucador, gli stagni, la sagoma di Ibiza all’orizzonte — in un colpo d’occhio che da terra, altrove, richiederebbe ore. C’è un piccolo bar dove fermarsi per un caffè, ma è la vista a fare da protagonista, soprattutto nelle ore dorate del tardo pomeriggio.
Il Molí Vell de la Mola

Non è un caso che l’antico nome romano di Formentera fosse Frumentaria, la terra del grano: per secoli l’isola visse di frumento, e il Molí Vell de la Mola ne è il monumento più tenero. Costruito nel 1778 — la data è incisa nella pietra — è il meglio conservato dei sette mulini a vento che un tempo macinavano il grano dell’isola, con le sue sei pale un tempo coperte di tela e la struttura cilindrica in pietra. Rimase in funzione fino a metà Novecento; poi l’ultimo mugnaio, Joan des Moliner, lo cedette nel 1994 alla Fondazione Illes Balears, che lo restaurò riuscendo perfino a rimetterlo in moto. Visitarne l’interno, tra macine e ingranaggi originali, è un piccolo salto in un’epoca in cui a Formentera si lavorava molto ma si viveva senza fretta.
Mercatino hippie del Pilar de La Mola

A due passi dal mulino, l’eredità più viva degli anni Sessanta e Settanta rivive nel mercato artigianale di El Pilar de la Mola, nato nel 1984 e oggi appuntamento fisso del mercoledì e della domenica pomeriggio, da maggio a ottobre. Sotto gli alberi si allineano una cinquantina di banchi dove artigiani, musicisti e artisti del posto vendono ceramiche, cuoio, bigiotteria e dipinti, spesso realizzati sull’isola. Con il tramonto che si accende sull’altopiano e la musica dal vivo che accompagna la passeggiata, è il modo più genuino di respirare lo spirito hippie che ha reso Formentera un mito — e di tornare a casa con un souvenir che non troverai in nessun altro posto.
Il parco del sale: Ses Salines
Si finisce dove Formentera è cominciata, nella parte più a nord dell’isola: negli stagni di sale che le hanno dato ricchezza per duemila anni e oggi le regalano il suo paesaggio più fotografato al calare del sole.
Gli stagni rosa e i fenicotteri di Ses Salines

Il Parc Natural de ses Salines d’Eivissa i Formentera protegge le antiche saline sfruttate fin dall’epoca cartaginese e romana: una scacchiera di vasche dove l’acqua, evaporando, vira al rosa e al rame prima di depositare il sale. Attorno, il grande stagno di Estany Pudent e lo specchio salmastro di Estany des Peix ospitano una fauna sorprendente — aironi, avocette e, nei periodi di migrazione, i fenicotteri che si posano a decine tra i canneti. Al tramonto, quando la luce accende di rosa le saline e il cielo, si capisce perché questo angolo di Formentera sia tanto amato dai fotografi: è il preludio perfetto, del resto, a una notte passata a guardare le stelle.
In conclusione
Tra tutte le cose da fare a Formentera, la più bella resta accostarle. Qui puoi davvero immergerti nel fango di un’isola deserta al mattino, pagaiare dentro una grotta a mezzogiorno e stenderti sotto un cielo Starlight la sera; puoi salire su una torre da cui si avvistavano i pirati e, poche ore dopo, brindare al tramonto tra gli stagni rosa del sale. È la grande lezione di un’isola minuscola: ottantatré chilometri quadrati non ti obbligano a scegliere. Mare, avventura, storia o silenzio — qualunque sia il tuo modo di viaggiare, a Formentera non dovrai rinunciare a nessuno degli altri.
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