I paesi di Formentera: piccoli mondi bianchi tra il mare e l’entroterra

Da Sant Francesc a Es Pujols, viaggio tra i borghi che raccontano l’anima autentica dell’isola, lontano dal turismo di massa.

Una delle prime cose che capisci, arrivando a Formentera, è che l’isola è troppo piccola per nascondere alcunché: 83 chilometri quadrati attraversati da una sola strada lunga una ventina di chilometri, che parte dal porto di La Savina e finisce contro la scogliera del Faro de la Mola. Lungo questo filo si infilano, come perle, i cinque paesi di Formentera, ed è qui — più che sulle pur celebri spiagge — che l’isola tiene la sua memoria.

Te li racconto uno per uno, perché ognuno ha un carattere diverso. Sant Francesc Xavier, il capoluogo, con la sua chiesa-fortezza del 1726, la cappella medievale di Sa Tanca Vella, il Museo Etnografico e il mercato delle pulci attorno alla Plaza de la Iglesia. Es Pujols, la capitale del turismo, con le sue spiagge, il mercatino serale del lungomare, la vecchia torre di Punta Prima e l’affaccio sull’Estany Pudent dei fenicotteri rosa. Sant Ferran de Ses Roques, il cuore hippie dell’isola, con il leggendario Fonda Pepe, il liquore Hierbas e la rocciosa Cala en Baster. El Pilar de la Mola, il punto più a sud delle Baleari, con il faro ottocentesco caro a Jules Verne, il vecchio mulino Molí Vell, la festa Flower Power e la Feria de la Mola. E infine Es Caló de Sant Agustí, il villaggio di pescatori con i suoi ristoranti di pesce, gli escar di legno, la spiaggia di Ses Platgetes e l’antico Camí Romà che sale verso l’altopiano.

Cinque paesi, un nastro d’asfalto, e tutta Formentera in mezzo.


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Sant Francesc Xavier: il capoluogo di Formentera

Sant Francesc Xavier Formentera

Comincio dal centro più importante e più vissuto dell’isola, quello dove batte il cuore amministrativo di Formentera. Sant Francesc Xavier è la sede degli uffici, ma anche il posto dove gli isolani fanno la spesa, prendono il caffè e si fermano a chiacchierare: a differenza degli altri paesi, qui negozi, supermercati, bar e ristoranti restano aperti tutto l’anno, e non solo nei due mesi in cui sbarcano i turisti. È, se vuoi, l’unico paese che esiste anche d’inverno, e questo gli dà una concretezza che altrove manca.

Il monumento attorno a cui ruota tutto è la chiesa di Sant Francesc Xavier, edificata nel 1726, ed è una di quelle costruzioni che ti spiazzano perché non somigliano a ciò che ti aspetti da una chiesa. La facciata è bianca, spoglia, senza finestre, e all’esterno trovi ancora dei cannoni: non è un vezzo scenografico, ma il segno che questo edificio nacque con una doppia funzione, di luogo di culto e di fortezza. Fino al Settecento le incursioni dei pirati erano una minaccia costante, e quando l’allarme suonava la popolazione si rifugiava qui dentro, al riparo di quei muri ciechi. Guardarla sapendo questo cambia tutto: non è una chiesa con qualche cannone davanti, è un bunker che si è messo l’abito buono.

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A pochi passi dalla grande chiesa-fortezza si nasconde un edificio molto più antico e molto più piccolo, che quasi rischi di non notare: Sa Tanca Vella, una minuscola cappella medievale che è probabilmente la costruzione più vecchia ancora in piedi nel centro del paese. È poco più di una stanza di pietra con un tetto, ma proprio per questo ha un fascino che la chiesa monumentale non possiede: testimonia una Formentera precedente, fatta di poche anime e di una fede essenziale. Vale la deviazione di due minuti, se non altro per il contrasto con il vicino di casa fortificato.

L’altra istituzione di Sant Francesc è il Museo Etnografico, ed è il posto giusto in cui entrare se vuoi capire da dove viene tutto questo. Il museo racconta la trasformazione radicale che l’isola ha vissuto nell’ultimo secolo: da terra di pescatori e salinai, dove si tirava avanti con fatica, a una delle mete turistiche più ambite del Mediterraneo. Tra attrezzi, fotografie e oggetti d’uso quotidiano, ricostruisce un mondo che sulle spiagge oggi è invisibile, ma che è il vero fondo da cui Formentera è emersa.

Il salotto del paese è la piazza centrale, la Plaza de la Iglesia, dominata dalla facciata bianca della chiesa e attraversata dalle stradine che vi convergono, fitte di botteghe, ristoranti e piccoli supermercati. È qui che si tiene una delle attività più caratteristiche di Sant Francesc: il mercato delle pulci, dove tra una bancarella e l’altra puoi scovare artigianato locale e oggetti vintage di ogni epoca. Non è il mercatino patinato del lungomare turistico; ha l’aria più genuina di un luogo dove sono i residenti, prima dei turisti, a fermarsi a curiosare.

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Es Pujols: la capitale del turismo

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Se Sant Francesc è il capoluogo ufficiale, Es Pujols è la capitale di fatto della Formentera in vacanza. Affacciato sulla costa settentrionale, stretto tra la laguna dell’Estany Pudent e la formazione rocciosa che porta alla torre de Sa Punta Prima, è il paese con la più alta concentrazione di hotel, appartamenti, negozi e ristoranti dell’isola. D’estate è affollatissimo, diviso quasi a metà tra famiglie che passano la giornata in spiaggia e giovani in cerca di divertimento, e ha un’energia che gli altri borghi non hanno e non vogliono avere.

La fama di Es Pujols nasce prima di tutto dalle sue spiagge, probabilmente le più frequentate dell’isola. Da Playa de Sa Roqueta a Playa de Ses Canyes, i lidi attorno al paese mettono insieme acque cristalline e servizi a portata di mano: stabilimenti attrezzati, ristoranti e gli immancabili chiringuito di legno. È anche la base più comoda da cui raggiungere a piedi la penisola di Es Trucadors e l’inarrivabile Ses Illetes, qualche chilometro più a nord. In sostanza, qui hai la spiaggia e tutto ciò che le gira intorno, senza dover prendere lo scooter.

Quando cala il sole, Es Pujols cambia pelle. Il lungomare si anima con il famoso mercatino serale, dove si vendono artigianato, abbigliamento e quei particolari gioielli fatti di perline colorate che sono quasi una divisa dell’isola. Poco più in là batte l’epicentro della vita notturna di Formentera, con i suoi locali a ridosso della spiaggia: è il posto a cui guardare se la vacanza che hai in mente prevede di andare a dormire tardi. Lo dico senza giudizio: Es Pujols è onesto su ciò che è, e fa quel mestiere meglio di chiunque altro sull’isola.

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A breve distanza dal centro, là dove la costa si fa rocciosa, si erge una vecchia torre di avvistamento settecentesca, la torre de Sa Punta Prima, costruita — come la chiesa-fortezza di Sant Francesc — per difendere l’isola dalle incursioni dei pirati. Oggi è una meta di passeggiata e, soprattutto, un magnifico punto panoramico: da quassù lo sguardo abbraccia tutta la costa nord e si perde verso Ibiza, e al tramonto è uno dei posti migliori dove farti trovare. Pochi minuti di salita, e capisci perché la mettessero proprio lì.

L’altra faccia di Es Pujols guarda all’interno, verso la grande laguna dell’Estany Pudent, ai margini del Parco Naturale di Ses Salines. È un contrasto che mi piace molto: alle spalle dei bar e dei locali notturni si apre un mondo silenzioso e selvatico, dove si possono ammirare i fenicotteri rosa diventati ormai il simbolo dell’isola, insieme a un’infinità di altri uccelli. Basta voltare le spalle al lungomare e incamminarti verso lo stagno per passare, nel giro di pochi minuti, dalla Formentera più chiassosa a quella più appartata.

Sant Ferran de Ses Roques: il cuore hippie dell’isola

Sant Ferran de Ses Roques Formentera

Nell’entroterra, a pochi chilometri dalle spiagge di Es Pujols e Ses Illetes, c’è il paese che custodisce l’anima più libera dell’isola: Sant Ferran de Ses Roques, storico quartier generale del movimento hippie di Formentera. È l’alternativa alla versione più modaiola e patinata dell’isola, il borgo dove si viene per respirare un’atmosfera rilassata e un po’ bohémien più che per esibire l’abbronzatura. Piccolo, raccolto attorno alla sua chiesa e alla piazza, non ha spiagge proprie a due passi, e forse è anche per questo che ha conservato un carattere tutto suo, fatto di musica, chiacchiere e tramonti senza fretta.

Il tempio laico del paese è il Fonda Pepe, e non è un’esagerazione chiamarlo così. Questo locale è il simbolo del movimento dei figli dei fiori a Formentera, e da oltre sessant’anni accoglie chi vuole cenare o semplicemente bere qualcosa appoggiato al bancone. Quello che lo rende speciale non è l’arredo né il menù, ma il fatto di essere rimasto sostanzialmente fedele a sé stesso: entri e hai la sensazione che il tempo, qui dentro, abbia rallentato di qualche decennio. Per generazioni di viaggiatori è stato il punto di ritrovo per eccellenza, e ancora oggi è il posto da cui passare almeno una volta se vuoi capire da dove arriva la fama hippie dell’isola.

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Il cuore pulsante di Sant Ferran è la sua piazza principale, dove i giovani sono soliti ritrovarsi e dove, d’estate, va in scena la vita notturna meno chiassosa ma più autentica dell’isola. Nei mesi caldi si susseguono manifestazioni artistiche, mostre, eventi e feste con musica dal vivo, e l’accompagnamento d’obbligo è un bicchiere di Hierbas, il liquore d’erbe tipico delle Pitiuse, dal sapore deciso che sa di anice e di macchia mediterranea. È un modo di passare la serata diverso da quello di Es Pujols: meno discoteca, più cerchio di persone attorno a una chitarra. Se la Formentera che cerchi è quella spettinata e conviviale, è qui che la trovi.

Da Sant Ferran si raggiunge con facilità una delle insenature più particolari dell’isola, Cala en Baster, incastonata sotto una scogliera rocciosa che domina acque turchesi. Non aspettarti la solita distesa di sabbia: qui la costa è di roccia, ed è proprio questo a tenere lontana la folla e a renderla il regno degli amanti dello snorkeling, che sul fondale possono ammirare la Posidonia Oceanica. La cosa che la rende davvero unica, però, è un dettaglio etnografico: i tradizionali scivoli usati dai pescatori per varare le barche non finiscono qui in casette di legno come altrove, ma in vere e proprie grotte scavate nella parete della scogliera. È un posto che premia chi ha voglia di guardare i particolari.

El Pilar de la Mola: la vista più bella dell’isola

El Pilar de la Mola Formentera

All’estremità sud-orientale dell’isola, in cima all’altopiano della Mola, c’è il villaggio più isolato e in un certo senso più romantico di tutti: El Pilar de la Mola, il punto più meridionale non solo di Formentera ma dell’intero arcipelago delle Baleari. È poco più di un pugno di case bianche in stile ibizenco, ma è anche il luogo dove tra gli anni Sessanta e Settanta si stabilì una delle comunità hippie più importanti d’Europa, un’eredità che ancora oggi si respira ovunque.

Il simbolo del paese è il suo faro, costruito a metà Ottocento all’estremità della scogliera che precipita sul mare. È un posto di una bellezza severa, di quelli dove il vento ti spinge e l’orizzonte non ha nient’altro da offrire che acqua. Accanto al faro troverai un monumento dedicato a Jules Verne: lo scrittore francese ambientò proprio qui un passaggio di uno dei suoi romanzi, e da allora questa scogliera è legata al suo nome. Stare lassù, con il faro alle spalle e il vuoto davanti, è una di quelle esperienze che da sole valgono la salita alla Mola.

Sull’altopiano sopravvive anche un vecchio mulino a vento, il Molí Vell de la Mola, una di quelle costruzioni che hanno macinato il grano dell’isola per generazioni prima che la modernità le mandasse in pensione. Conserva ancora la sua struttura e i meccanismi di legno, e raccontа una Formentera contadina che convive, a poca distanza, con quella balneare. È il genere di dettaglio che ti ricorda come, fino a non molti decenni fa, su quest’isola si vivesse soprattutto di terra e di mare.

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A pochi passi dal faro si tiene, nei mesi estivi, la Feria de la Mola, il celebre mercatino artigianale che è diretta discendenza della cultura hippie del paese. Centinaia di persone vi arrivano per curiosare tra le bancarelle di artigiani che vendono oggetti fatti a mano, bigiotteria, abiti e creazioni di ogni tipo. Più che un semplice mercato, è il luogo dove l’anima dei figli dei fiori della Mola continua a manifestarsi, una stagione dopo l’altra.

L’evento che meglio riassume lo spirito del posto è però il Flower Power, una delle feste più famose dell’isola, che ogni anno a luglio trasforma le stradine di El Pilar de la Mola. Per l’occasione il villaggio si riempie di fiori, festoni e palchi, e sui palchi si alternano artisti che riportano in vita le canzoni degli anni Settanta. È un tuffo dichiarato e gioioso nella nostalgia hippie, e se capiti a Formentera in quel periodo è un appuntamento difficile da ignorare.

Es Caló de Sant Agustí: il villaggio di pescatori

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L’ultimo paese è anche quello che meglio conserva l’isola di una volta: Es Caló de Sant Agustí, un piccolo villaggio di pescatori affacciato sul mare lungo la strada principale, a metà cammino tra La Savina e il Faro de la Mola. È un agglomerato di poche case e qualche piccolo hotel, senza pretese turistiche, e proprio per questo è il posto giusto se cerchi le antiche usanze dell’isola ancora intatte.

La fama di Es Caló è legata soprattutto alla sua tavola. Qui si concentrano alcuni dei migliori ristoranti di pesce di tutta Formentera, ed è il luogo dove assaggiare i piatti della tradizione delle Pitiuse come si deve, magari guardando il mare. Per molti viaggiatori è una meta gastronomica più che balneare: ci si arriva apposta per pranzo o per cena, e si riparte soddisfatti.

Camminando lungo la riva noterai delle costruzioni che sono forse il simbolo più autentico di tutta Formentera: gli escar, gli antichi sistemi di carenatura usati dai pescatori per tirare in secco e proteggere le imbarcazioni. Sono casette di legno addossate alla spiaggia, semplici e bellissime, e testimoniano l’importanza che la pesca ha avuto — e in parte ancora ha — per l’isola. Più di qualsiasi cartolina, sono loro a raccontare cosa fosse Formentera prima del turismo.

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Dal centro del villaggio, una passerella di legno conduce verso nord-est alla spiaggia di Ses Platgetes, una successione di piccole baie incastonate nella scogliera. È sabbia bianchissima e acqua cristallina nella più classica tradizione dell’isola, ma con la tranquillità che solo i posti un po’ defilati sanno dare. Proprio per questa atmosfera appartata e per il contatto diretto con la natura, sulle spiagge attorno a Es Caló non è raro incontrare chi pratica il naturismo.

Sopra Es Caló parte uno dei sentieri più suggestivi dell’isola, il Camí Romà, l’antica strada lastricata che la tradizione vuole di epoca romana e che sale, a tornanti, dal livello del mare fino all’altopiano della Mola. È una camminata che premia chi ha gambe e fiato: man mano che guadagni quota, la costa si apre sotto di te e il panorama si allarga su tutta la parte settentrionale dell’isola. Un modo lento e antico di passare dal villaggio dei pescatori al regno del faro.


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