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Arrivi al Faro di La Mola quando ormai pensi che la strada non finisca più, e la prima cosa che vedi non è il faro: è il niente. Un orizzonte di mare che parte da sotto le tue scarpe e prosegue, senza il minimo intoppo, fino al punto in cui la curvatura della Terra ti dà ragione. Capire cosa vedere al Faro di La Mola significa mettere in conto questo: che il protagonista non è del tutto la torre bianca del 1861 progettata da Emili Pou, ma la scogliera su cui sta in equilibrio, all’estremità orientale di Formentera, sull’altopiano che culmina poco più in là a Sa Talaiassa, il punto più alto dell’isola. In questo articolo ti porto a guardare giù dalla falesia, ad aspettare l’alba che qui arriva prima che altrove, dentro al museo che dal 2019 occupa la base del faro, davanti al monolito dedicato a Jules Verne e a un suo romanzo francamente strampalato, su per le viuzze di El Pilar de la Mola con il suo mercato hippie, e a caccia della lucertola delle Pitiuse, che del posto è la padrona di casa. Ti racconto anche dove dormire, come arrivarci dal porto di La Savina, e quando conviene farsi questa salita.
La scogliera che ti si apre sotto i piedi
È questo il motivo per cui si viene, anche se nessuno lo ammette finché non ci arriva. Il faro siede sul bordo di una parete che precipita per più di cento metri nel Mediterraneo, e una balaustra ti separa dal vuoto con la discrezione di chi sa di essere l’unica cosa che ti tiene in piedi. Ti sporgi, il vento di traverso ti fa sentire più leggero di quanto vorresti, e sotto vedi il mare cambiare colore a fasce, dal verde delle secche al blu cupo del fondale. Non c’è niente di costruito, niente di addomesticato. È il punto in cui Formentera smette di essere una spiaggia e diventa una rampa di lancio.
L’alba che vale la levataccia
Essendo questo l’angolo più a oriente dell’isola, è anche il primo a prendersi il sole. Mettere la sveglia prima dell’alba in vacanza è un atto contro natura, lo so, e per metà strada al buio ti chiederai chi te l’ha fatto fare. Poi la luce arriva dal mare, bassa e radente, illumina la torre da dietro e per qualche minuto il faro proietta un’ombra lunghissima sull’erba bruciata della scogliera. Se il cielo collabora, è il genere di spettacolo che ti riconcilia con la tua stessa stupidità di esserti alzato. Porta una felpa: a quell’ora, lassù, fa freddo anche a luglio.
La torre del 1861 e i suoi ultimi guardiani
Il faro fu acceso ufficialmente alla fine del 1861, dopo un cantiere complicato — la pietra locale era così scadente che dovettero cambiarla in corso d’opera, gonfiando il preventivo, una storia in cui ogni ristrutturatore di case si riconoscerà. La torre cilindrica bianca misura una ventina di metri, e dal 1928 ruota grazie a un’ottica a dodici pannelli che arrivò di seconda mano dal faro di Formentor, a Maiorca: è ancora quella a disegnare il fascio di luce che vedi di notte, capace di farsi scorgere da decine di miglia al largo. Per più di un secolo qui ci vissero i guardiani, fino a tre famiglie ammucchiate negli alloggi bassi attorno alla torre, a litigare per la cucina e la lavanderia come è inevitabile quando isoli degli esseri umani in cima a uno strapiombo. L’ultimo se ne andò nel 2001, e da allora il faro fa il suo mestiere da solo, in automatico, senza più nessuno a tenergli compagnia.
Il museo dentro al faro
Dal 2019 la base dell’edificio ospita un centro d’interpretazione che è meglio di quanto la parola lasci temere. Racconta il rapporto di Formentera con il mare — la pesca, la navigazione, la vita dei fareri — e ti spiega come funziona davvero la macchina sopra la tua testa. Alla lanterna in cima non si sale, per ragioni di sicurezza, e va bene così: la vista migliore ce l’hai comunque dal bordo della scogliera, gratis. Lo spazio fa anche da sala per concerti e incontri, il che a queste latitudine ventose ha una sua logica.
Il monolito a Jules Verne (e un romanzo bizzarro)
A pochi passi dall’ingresso c’è un monumento di pietra dedicato a Jules Verne, messo lì negli anni Settanta, e quasi tutti si fermano a leggerlo chiedendosi cosa c’entri uno scrittore francese con questo cocuzzolo di Formentera. C’entra per via di un romanzo del 1877, “Héctor Servadac”, in cui una cometa porta via con sé un pezzo di mondo — Formentera compresa — per un viaggio di due anni attorno al sistema solare, con un astronomo di stanza proprio quassù, nel punto più alto dell’isola. Il dettaglio gustoso è che Verne, con ogni probabilità, da queste parti non mise mai piede: pare si fosse fatto descrivere l’isola e il suo faro dall’arciduca Ludovico Salvatore d’Austria, gran giramondo delle Baleari. Una “fine del mondo” raccontata per sentito dire, insomma, che è un modo molto verniano di fare le cose.
El Pilar de la Mola e il mercato hippie
Un paio di chilometri prima del faro attraversi El Pilar de la Mola, il paese più piccolo dell’isola, un pugno di case bianche attorno alla chiesa di Nuestra Señora del Pilar e a un vecchio mulino del Settecento. Il mercoledì e la domenica d’estate la piazza si riempie del mercato artigianale, erede diretto della Formentera hippie degli anni Settanta — bigiotteria, pelle, vestiti, musica dal vivo e un certo profumo che non è solo di incenso. Negli altri giorni torna a essere il posto sonnacchioso che è in realtà, e quello, secondo me, è il momento migliore per vederlo.
La lucertola delle Pitiuse
Tra i muretti a secco e i cespugli intorno al faro, se stai zitto e fortunato, vedrai sfrecciare la lucertola delle Pitiuse, una specie endemica e protetta che è diventata il simbolo dell’isola. Cambia colore e taglia a seconda dello scoglio su cui è nata, è curiosa al punto da venirti a studiare le scarpe, e di tutti gli abitanti di La Mola è l’unica che non se n’è mai andata.
Dove dormire vicino al Faro di La Mola
Sul faro non dorme nessuno, e attorno a El Pilar de la Mola le sistemazioni sono poche e appartate, soprattutto case rurali e qualche agriturismo immerso nei pini: ottimo se cerchi silenzio e alba a portata di mano, meno comodo per tutto il resto. La maggior parte di chi visita parte invece da Es Pujols, la zona più vivace e attrezzata di Formentera, oppure dai paesi centrali di Sant Francesc e Sant Ferran, a mezz’ora scarsa di strada. Più ti avvicini al faro, più paghi in tranquillità quel che perdi in vita notturna.
Come arrivare al Faro di La Mola
Si parte dal porto di La Savina, dove sbarcano i traghetti da Ibiza, e si imbocca l’unica grande strada dell’isola, la PM-820, che cuce insieme Sant Francesc, Sant Ferran ed Es Caló. Dopo Es Caló la pianura finisce e comincia la salita: una serie di tornanti in mezzo a un bosco di pini e cipressi che ti porta sull’altopiano, fino a El Pilar de la Mola e poi avanti fino al faro, dove la strada semplicemente smette di esistere. Si fa in auto, in moto o in bicicletta se hai gambe e voglia; lungo la salita conviene fermarsi al mirador per vedere quasi tutta Formentera distesa alle tue spalle.
Quando andare al Faro di La Mola
Le ore migliori sono i due estremi della giornata: l’alba, che qui è la specialità della casa, e il tardo pomeriggio, quando la luce si fa calda e la calca si dirada. A mezzogiorno d’agosto trovi sole a picco, vento e parcheggio introvabile, una combinazione che consiglio di evitare. Primavera e inizio autunno sono ideali — clima mite, falesia tutta per te e mercato ancora o di nuovo tranquillo. Tieni d’occhio il vento: nelle giornate di tramontana forte stare sul bordo della scogliera diventa più un esercizio di equilibrio che un piacere.
Dove si trova il Faro di La Mola
Il faro si trova all’estremità orientale di Formentera, la più piccola e meridionale delle Baleari abitate, sull’altopiano di La Mola che chiude l’isola a est come una virgola di roccia. Sotto di lui c’è solo mare aperto; alle spalle, l’isola si assottiglia nel lungo istmo sabbioso che la collega alla parte centrale, mentre all’angolo opposto, a sud, gli risponde l’altro grande faro dell’isola, quello lunare di Es Cap de Barbaria.
