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Oggi a Formentera ci si viene per non fare niente, e lo si fa benissimo. Ma c’è stato un tempo in cui questo fazzoletto di terra delle Pitiuse non era affatto un posto rilassante: nel Settecento le coste del Mediterraneo erano battute dai pirati e dai corsari nordafricani, e l’Africa, da qui, è più vicina di quanto la cartina suggerisca. Per non farsi cogliere alla sprovvista, l’isola si coprì di torri di vedetta — cinque in tutto, quattro piantate su Formentera e una sull’isolotto di Espalmador — collegate da una catena di segnali tanto rudimentale quanto efficace: fumo di giorno, fuoco di notte, l’allarme che correva di torre in torre fino alla chiesa-fortezza di Sant Francesc e a tutta la popolazione. Se ti stai chiedendo cosa vedere alle torri di difesa di Formentera, te le presento una per una: la Torre des Pi des Català, l’unica in cui puoi davvero entrare, premiata per il suo restauro e nascosta in una pineta sopra Migjorn; la Torre de sa Guardiola, la più antica delle cinque, sospesa sull’isola privata di Espalmador e raggiungibile solo via mare; la Torre de sa Punta Prima, la più grande e la più comoda, l’unica rivolta a est e quindi all’alba; la Torre des Garroveret, la costruzione difensiva più meridionale di tutte le Baleari, a un tiro di schioppo dal faro di Cap de Barbaria; e la Torre de sa Gavina, la più occidentale e selvaggia, la torre dei tramonti su Es Vedrà. Strada facendo ti dico anche dove dormire, come muoverti tra una vedetta e l’altra, quando andarci e dove si trovano esattamente, così da poterle mettere insieme in un unico itinerario.
Torre des Pi des Català, l’unica in cui puoi entrare
C’è una cosa che rende questa torre diversa da tutte le sue sorelle: è la sola che puoi visitare dentro. Mentre le altre si lasciano ammirare soltanto da fuori, la Torre des Pi des Català ti apre le porte e ti fa salire indietro nel tempo fino al Settecento. La trovi appollaiata su una collinetta a una ventina di metri sul livello del mare, immersa in un pinar che la nasconde alla vista finché non le sei quasi addosso, a sorvegliare la costa di Migjorn come faceva quasi tre secoli fa. È anche la più defilata delle quattro torri dell’isola, quella che si è ritirata un po’ più all’interno rispetto al filo della costa, e proprio per questo conserva un fascino tutto suo, fatto di silenzio, resina e pietra antica.
Il restauro premiato e l’ingresso in corten
Il primato è presto detto: grazie al restauro, è l’unica delle torri di Formentera a cui è permesso l’accesso interno. I lavori, condotti tra il 2009 e il 2015 dall’architetto formenterino Marià Castelló su incarico del Consell Insular, l’hanno strappata a uno stato pietoso — abbandono, immondizia, graffiti — restituendola al pubblico nel 2016. È un restauro minimalista e intelligente, che ha scelto di mostrare con chiarezza ogni intervento contemporaneo: il dettaglio più sorprendente è che il varco aperto nel Novecento al piano terra, un tempo un semplice buco usato come porta di fortuna, è diventato l’ingresso principale, incorniciato da un elegante acciaio corten che distingue a colpo d’occhio l’antico dal moderno. Non a caso, una passeggiata del genere dentro una costruzione settecentesca le è valsa premi e riconoscimenti nel mondo dell’architettura.
Com’è fatta dentro
A livello costruttivo è una piccola lezione di ingegneria militare. Ha una pianta circolare di 12,56 metri di diametro, un corpo troncoconico e due piani sormontati da una terrazza panoramica, l’azotea, dove un tempo c’erano una garitta di vedetta e un parapetto. Al piano terra stava la santabarbara, perché anche questa torre era artigliata, mentre i muri spessi oltre due metri e mezzo erano pensati per reggere i proiettili dell’artiglieria nemica. Costruita nel 1763 sotto la direzione dell’ingegnere militare José García Martínez, sorgeva in contatto visivo diretto con la chiesa-fortezza di Sant Francesc: un ingranaggio del sistema che, torre dopo torre, teneva al sicuro la popolazione dell’isola.
Torre de sa Guardiola, la più antica
Se sei arrivato a Formentera in traghetto da Ibiza, con ogni probabilità questa torre l’hai già vista senza saperlo: è quella sagoma di pietra che spunta sull’isolotto di Espalmador, a guardia dello stretto, e che ti dà il benvenuto prima ancora del porto di La Savina. È la capostipite, la più antica delle cinque: tirata su tra il 1749 e il 1750, con oltre un decennio di anticipo sulle sorelle, e concepita per chiudere la porta del Pas des Freus, il canale che separa Ibiza da Formentera, incrociando il fuoco con la torre di ses Portes sull’altra sponda. Il progetto si deve a Joan Ballester, allora ingegnere capo del regno di Maiorca, a cui si attribuiscono probabilmente anche le torri di Cap de Barbaria e di Punta Prima. Fu una delle sole due torri dell’isola armata di cannoni fin da subito, con personale di servizio regolare: nel 1852 le furono assegnati due torrieri di ruolo, gli ultimi dei quali presidiarono la sua sommità fino al 1867. Dichiarata bene di interesse culturale nel 1949 e restaurata nel 1993, oggi paga il prezzo della sua posizione esposta, con il vento e la salsedine che ne mettono di continuo alla prova la pietra.
L’isolotto di Espalmador
Per capire la Torre de sa Guardiola devi prima innamorarti di Espalmador. Si tratta di un fazzoletto di terra di poco più di due chilometri quadrati, separato dalla punta settentrionale di Formentera da un sottile braccio di mare chiamato Es Pas, che fa parte del Parco Naturale di Ses Salines: nessuna struttura turistica, per legge. È un’isola privata — di proprietà di una famiglia di armatori belgi — ma le sue spiagge restano aperte a tutti, a partire dalla celebre Platja de s’Alga, una mezzaluna di sabbia bianca lambita da acque quasi irreali. Le uniche costruzioni che incontrerai sono due grandi case in stile ibizenco, una piccola cappella privata, un faro e, nel punto più in vista, proprio lei, la torre. Un piccolo Eden silenzioso dove regnano soltanto il vento e i gabbiani, e dove fuori stagione è facile ritrovarsi completamente soli.
Torre de sa Punta Prima, la più grande e la più comoda
Tra tutte le torri di difesa di Formentera, questa è quella che ti accoglie senza farti faticare. Si erge maestosa sui dirupi di Punta Prima, all’estremità orientale dell’isola, ed è la più grande delle quattro torri piantate sulla terraferma; a differenza delle cugine arroccate nel sud più selvaggio, la raggiungi con relativa facilità, il che la rende una tappa quasi obbligata per chi vuole mettere insieme storia e natura senza lunghe camminate. Ma il vero dettaglio che la distingue è un altro: mentre il resto di Formentera fa incetta di tramonti, la Torre de sa Punta Prima guarda a est e regala albe da togliere il fiato, con i dirupi de La Mola a fare da sfondo. Dare le spalle alla torre alle prime luci e vedere il sole emergere dall’orizzonte è uno di quegli spettacoli che sembrano dipinti, e nelle giornate di vento di Levante lo scenario diventa quasi epico, con le onde che ruggiscono sugli scogli ai suoi piedi.
Fu costruita tra il 1762 e il 1763 sotto la direzione del capitano generale delle Baleari, Francisco de Paula Bucarelli y Ursúa, e dalla sua posizione elevata manteneva il contatto visivo con le torri di Espalmador e di Sa Gavina e con la chiesa-fortezza di Sant Francesc, in una catena di sguardi incrociati indispensabile per trasmettere gli allarmi. Un restauro integrale diretto dall’architetto Josep Ferrer Llaneras, concluso nel 2003, le ha restituito muro di vedetta e parapetto. All’interno, come per quasi tutte le altre, non si entra: la visita è esterna, ma la facciata vale il viaggio. Un’ultima avvertenza, di quelle che conviene prendere sul serio: la zona è fatta di dirupi alti e privi di qualsiasi barriera, e in passato un po’ di imprudenza è costata cara — muoviti con cautela, soprattutto se hai la macchina fotografica in mano e la testa tra le nuvole.
Torre des Garroveret, la più meridionale delle Baleari
Lasci il faro di Cap de Barbaria alle spalle, imbocchi il sentiero di terra e pietre che piega verso est e, dopo qualche centinaio di metri, eccola: tozza, troncoconica, color pietra, piantata sul ciglio della falesia come una sentinella che non ha mai smontato il turno. La Torre des Garroveret ha un primato cucito addosso: è la costruzione difensiva più a sud di tutta Formentera e, di conseguenza, dell’intero arcipelago delle Baleari. Eretta nel 1763 sulla Punta des Garroveret, misura nove metri d’altezza e si articola su due piani sormontati da una piattaforma panoramica; venne costruita in pietra calcarea e malta di calce, rinforzata da sei nervature di blocchi di marés, la tipica arenaria locale, con la porta d’ingresso collocata in alto per renderla difficile da espugnare. Dalla sua posizione elevata lo sguardo corre libero su tutta la costa di Migjorn e fino al promontorio de La Mola, e una vecchia leggenda racconta che nelle giornate più limpide, da quassù, si scorgano persino le coste africane — del resto siamo nel punto delle Baleari più vicino all’Africa, quindi non è del tutto campata in aria.
Non lavorava da sola: la Torre des Garroveret era un anello della rete di vedette settecentesche, e nacque come torre di difesa attiva, dotata di uno dei cannoni che all’epoca armavano anche la chiesa-fortezza di Sant Francesc. Nel 1824 venne disarmata e ridotta a semplice torre di osservazione, ma il suo compito era rimasto cruciale: gli atalayeros che la presidiavano avvistavano le navi dei pirati saraceni e lanciavano l’allarme alle altre torri con il solito codice di segnali di fumo, una catena di avvertimento da cui dipendeva la sopravvivenza degli isolani. Sorgendo a poche centinaia di metri dal faro, è la torre che conviene quasi d’obbligo abbinare alla visita di Cap de Barbaria: due soste in una, con lo stesso vento addosso.
Torre de sa Gavina, la torre dei tramonti
Di tutte le vedette dell’isola, la Torre de sa Gavina è quella che si fa desiderare. Piantata nel punto più occidentale di Formentera, sui dirupi della costa ovest nei pressi di Can Marroig, è la più lontana e la più difficile da raggiungere: a lei non arrivi per caso, ma solo dopo una camminata lungo una costa rimasta totalmente intatta, dove l’unico rumore è quello del vento e del mare contro gli scogli. Ed è proprio questa fatica a renderla speciale, perché ti regala una delle cose più rare di Formentera in piena stagione: la solitudine. La sua carta vincente, però, è la posizione. Essendo la torre più vicina a Ibiza e all’isolotto di Es Vedrà, da quassù i tramonti sono semplicemente imponenti, con la sagoma di Es Vedrà che galleggia all’orizzonte come un miraggio.
Costruita nel Settecento per sorvegliare e segnalare l’arrivo delle navi nemiche da questo versante, svolse la sua funzione di vedetta fino al 1867. È una costruzione troncoconica dalla pianta circolare su due livelli, con un diametro inferiore di 12,35 metri e un’altezza massima di 8,74 metri: massiccia e raccolta al tempo stesso, in origine completata da una caditoia e da un matacane andati perduti con i secoli. Restaurata nel 2008 dall’architetto Marià Castelló — lo stesso che pochi anni dopo avrebbe firmato il recupero della Torre des Pi des Català — ti accoglie in un angolo dove la macchia mediterranea profuma di rosmarino, ginepro e pino. Una volta lassù, prenditi il tempo di esplorare: allarga la coperta per un picnic con vista, concediti un bagno tra gli scogli e, lungo il cammino, cerca gli imbarcaderi dei llaüts, le tradizionali barche da pesca dell’isola, custodi silenziose di un mondo marinaro che qui non si è ancora del tutto arreso.
