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C’è una cosa che ho capito dopo diverse visite a Formentera: un giorno ti fa innamorare, due giorni ti fanno capire. Con 48 ore a disposizione smetti di correre da una spiaggia all’altra con l’occhio sull’orologio del traghetto e cominci a vivere l’isola come va vissuta — lentamente, con la sabbia nelle scarpe e nessuna fretta di toglierla.
Due giorni sono anche la misura perfetta per vedere le due anime di Formentera. Da una parte quella caraibica: le lingue di sabbia bianca di Ses Illetes, l’acqua trasparente delle praterie di Posidonia oceanica — Patrimonio dell’Umanità UNESCO — che colorano il mare di turchese. Dall’altra quella selvatica e verticale: le scogliere di Cap de Barbaria, l’altopiano de La Mola con il suo faro sospeso sul vuoto, i sentieri tra i pini che sembrano usciti da un altro secolo.
Ecco come dividerei io le tue 48 ore. Anzi, come le ho divise, testandole sul campo.
Prima di partire: le cose pratiche
Traghetti, permessi e mezzi di trasporto

Formentera non ha aeroporto, e speriamo non lo abbia mai. Si arriva volando a Ibiza e prendendo un traghetto per il porto di La Savina: mezz’ora di traversata nel canale di Es Freus, tra isolotti come s’Espalmador che ti mettono subito di buon umore.
Se pensavi di portare la tua auto o la tua moto, sappi che tra giugno e settembre serve un permesso di circolazione da richiedere in anticipo sul sito ufficiale formentera.eco: l’isola contingenta i veicoli privati per proteggere il proprio equilibrio ambientale. Il mio consiglio, per due giorni, è di lasciar perdere e noleggiare direttamente a La Savina: uno scooter è il mezzo ideale, l’auto la scelta comoda, la bicicletta un’opzione romantica ma impegnativa se vuoi salire fino a La Mola — quella salita se la ricordano anche i ciclisti allenati.
Dove fare base per la notte

Con due giorni ti serve un letto, e la scelta della zona conta. Es Pujols è l’unico centro con una vera vita serale, perfetto se dopo cena vuoi ancora qualcosa da fare. Sant Francesc Xavier è la base più autentica, in mezzo all’isola e piena di ristoranti. La Savina è la più pratica per chi arriva tardi o riparte presto. Ovunque tu dorma, ricorda che a Formentera nulla dista più di venti minuti: sbagliare è difficile.
Approfondimento: Dove dormire a Formentera
Giorno 1: la costa ovest, dal mare caraibico al tramonto

Si comincia dal pezzo forte. A 4 chilometri dal porto, dentro il Parco Naturale de ses Salines d’Eivissa i Formentera, ti aspetta la spiaggia di Ses Illetes: una lingua di sabbia bianca protesa verso nord con il mare da entrambi i lati, gli isolotti che le danno il nome davanti e la sagoma di s’Espalmador all’orizzonte. È tra le spiagge più famose di Formentera e una delle più belle del Mediterraneo, e per una volta la fama è meritata.
In luglio e agosto arriva presto: i parcheggi del parco naturale si riempiono in fretta e l’accesso può essere limitato. Se c’è vento, nessun dramma — bastano pochi minuti a piedi per passare sul lato riparato della lingua di sabbia. E se hai voglia di camminare, spingiti verso nord fino alla spiaggia di Cavall d’en Borràs, tra pini e dune, dove la folla si dirada.
Pranzo e passeggiata a Sant Francesc Xavier

A mezzogiorno punta verso l’interno: 7 chilometri e sei a Sant Francesc Xavier, il capoluogo dell’isola. Case bianche, buganvillee, e la chiesa-fortezza del XVIII secolo che domina la piazza — nata anche per difendere gli abitanti dai pirati barbareschi, il che spiega quell’aria da bunker imbiancato a calce. Al mattino, tra le 10:00 e le 14:00, le vie del centro ospitano un piccolo mercato artigianale. È uno dei posti migliori dove pranzare a Formentera, frequentato dai formenterensi prima ancora che dai turisti.
Pomeriggio al faro di Cap de Barbaria

Dopo pranzo prendi la strada dritta e ipnotica che scende a sud tra muretti a secco e campi riarsi: 9 chilometri e arrivi al punto più meridionale delle Baleari. L’ultimo tratto verso il faro di Cap de Barbaria si fa a piedi dal parcheggio, una mezz’ora di cammino in un paesaggio lunare che è l’esatto contrario delle spiagge del mattino. Poi il faro, bianco e solitario sull’orlo delle scogliere, reso celebre dal film “Lucía y el sexo” di Julio Medem. A due passi, la Torre des Garroveret, una delle torri di avvistamento settecentesche dell’isola.
Tramonto a Cala Saona

Per il gran finale del primo giorno, 8 chilometri verso nord-ovest fino a Cala Saona: 140 metri di sabbia dorata incastonati tra scogliere rossastre, l’unica vera cala della costa occidentale. Ti siedi, guardi il sole scendere dietro la sagoma di Es Vedrà al largo di Ibiza, e l’acqua che passa dall’oro al rosa al viola. Cena dove hai fatto base, senza orologio: il traghetto, stasera, non ti aspetta.
Giorno 2: la costa est, La Mola e le spiagge del sud

Il secondo giorno si esplora l’altra metà dell’isola. Comincia dalla Playa de Migjorn, la costa meridionale: cinque chilometri di sabbia e calette che cambiano nome man mano che avanzi — Es Arenals è il tratto più ampio e attrezzato, ideale per piantare l’ombrellone del mattino. Qui il turismo è più rilassato che a Illetes, i chiringuitos sulla sabbia sono un’istituzione e la Torre des Pi des Català veglia sulla scena dall’alto della sua storia settecentesca.
Se preferisci l’acqua da cartolina alla distesa infinita, l’alternativa è la Playa de Llevant, il lato est della penisola di Es Trucadors: stessa sabbia bianca di Illetes, la metà della gente.
Es Caló de Sant Agustí e il Camí de sa Pujada

Verso mezzogiorno risali la costa fino a Es Caló de Sant Agustí, un minuscolo villaggio di pescatori con le barche tirate in secco sugli scivoli di legno e un paio di ristoranti dove il pesce ha smesso di nuotare da poche ore. È il posto giusto per pranzare guardando il mare.
Se ti va di camminare, da qui parte il Camí de sa Pujada, l’antico sentiero romano che sale verso l’altopiano de La Mola tra pini e terrazze di roccia: i panorami sulla costa nord, con Es Caló in miniatura sotto di te, sono tra i più belli dell’isola. Altrimenti, la salita la fai comodamente su strada.
Pomeriggio a La Mola: il faro, il mulino e il mercato hippy

L’altopiano de La Mola è il tetto di Formentera, e il suo faro è il luogo più letterario dell’isola: il Faro de la Mola, piantato su scogliere che precipitano per oltre cento metri, citato da Jules Verne in “Hector Servadac” — c’è pure un monumento a ricordarlo. Davanti a te solo mare aperto: la sensazione di essere alla fine del mondo qui non è una metafora.
Nel villaggio di El Pilar de la Mola fermati al Molí Vell, il vecchio mulino a vento del Settecento, e soprattutto — se capiti nel giorno giusto — al celebre mercato hippy: si tiene il mercoledì e la domenica pomeriggio, da maggio a ottobre, ed è l’erede diretto della Formentera anni Sessanta, quella di artisti e artigiani che sull’isola ci sono rimasti per sempre. Musica dal vivo, gioielli fatti a mano, e un’atmosfera che altrove è andata perduta.
Sera: Es Pujols o ultimo bagno alle saline

Come chiudere? Dipende dal tuo traghetto. Se riparti in serata, scendi verso La Savina passando per gli stagni delle saline: l’Estany Pudent d’estate ospita colonie di fenicotteri, e le vasche salanti al tramonto diventano specchi rosa. Cena al porto, con l’Estany des Peix che riflette le ultime luci, e sali a bordo senza corse.
Se invece dormi una seconda notte, la serata giusta è a Es Pujols: passeggiata sul lungomare, cena di pesce e un bicchiere in uno dei locali del centro. È il massimo della movida che Formentera concede, ed è esattamente il massimo che serve.
Due giorni bastano per Formentera?
Con questo itinerario avrai visto il meglio delle due Formentere: Ses Illetes, Sant Francesc Xavier, Cap de Barbaria e Cala Saona il primo giorno; Migjorn, Es Caló, La Mola con il suo faro e il mercato hippy il secondo. È un ritratto fedele dell’isola, non solo un assaggio.
Cosa resta fuori? Le cose lente: una giornata in barca a s’Espalmador, lo snorkeling con calma sulle praterie di posidonia, i sentieri verdi che tagliano l’interno, il lusso di tornare una seconda volta nella spiaggia che ti è rimasta nel cuore. Per quelle servono 3 o 4 giorni — o, meglio ancora, nessun programma.
Ma questa è un’altra storia. Per ora goditi le tue 48 ore: sono abbastanza per capire perché chi conosce Formentera, quando ne parla, abbassa la voce come per proteggere un segreto.
