Cosa vedere a Formentera in tre giorni

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Se mi chiedessero qual è la durata giusta per un primo viaggio a Formentera, risponderei senza esitare: tre giorni. Un giorno ti fa innamorare, due ti fanno capire, tre ti trasformano. Al terzo giorno succede una cosa precisa: smetti di essere un visitatore. Cammini più piano, saluti il barista che ormai ti riconosce, e cominci a guardare gli altri turisti appena sbarcati con l’aria leggermente paternalistica di chi ormai è di casa. È ridicolo, lo so. Ma succede a tutti.

Tre giorni bastano per vedere tutto quello che conta — le spiagge caraibiche protette dalle praterie di Posidonia oceanica Patrimonio UNESCO, i due fari agli estremi dell’isola, i borghi bianchi dell’interno — e avanzarne abbastanza per il vero lusso di Formentera: il tempo di non fare niente. Ecco come organizzerei io le tue 72 ore. Anzi, come le organizzo, ogni volta che ci torno.

Prima di partire: le cose pratiche

Come arrivare e come muoversi

Formentera non ha aeroporto: si vola a Ibiza e da lì si prende un traghetto per il porto di La Savina, mezz’ora di traversata nel canale di Es Freus tra isolotti che sono già un antipasto di vacanza.

Se avevi in mente di portare la tua auto o moto, ricorda che tra giugno e settembre serve un permesso di circolazione da richiedere in anticipo sul sito ufficiale formentera.eco: l’isola limita i veicoli privati per proteggere il proprio ambiente. Per tre giorni, il mio consiglio resta lo stesso di sempre: noleggia a La Savina. Lo scooter è il mezzo perfetto, l’auto la scelta comoda per le famiglie, e con tre giorni anche la bicicletta diventa un’opzione seria — magari elettrica, che la salita a La Mola non perdona.

Dove dormire per tre notti

Con tre giorni la base conta ancora di più. Es Pujols è la scelta di chi vuole un po’ di vita serale, l’unica vera movida — parola grossa — dell’isola. Sant Francesc Xavier è il cuore autentico, ideale per cenare bene ogni sera in un posto diverso. Playa Migjorn è la scelta di chi vuole svegliarsi con il mare davanti e il silenzio intorno. La Savina è la più comoda per arrivi e partenze. Tanto, ovunque tu dorma, nulla dista più di venti minuti.


Approfondimento: Dove dormire a Formentera


Giorno 1: la costa ovest, il biglietto da visita dell’isola

Il primo giorno si parte dal capolavoro. A 4 chilometri dal porto, dentro il Parco Naturale de ses Salines d’Eivissa i Formentera, c’è la spiaggia di Ses Illetes: una lingua di sabbia bianca con il mare da entrambi i lati, gli isolotti che le danno il nome e, all’orizzonte, s’Espalmador. È una delle spiagge più belle di Formentera nonché una delle più belle del Mediterraneo. In luglio e agosto arriva presto — i parcheggi del parco si riempiono in fretta — e se c’è vento spostati semplicemente sul lato riparato: la conformazione della spiaggia è la tua assicurazione.

Pranzo a Sant Francesc Xavier

A mezzogiorno, 7 chilometri verso l’interno e sei a Sant Francesc Xavier, il capoluogo: case bianche, buganvillee e la chiesa-fortezza del XVIII secolo costruita anche per difendersi dai pirati barbareschi. Al mattino, tra le 10:00 e le 14:00, le viuzze ospitano un piccolo mercato artigianale. Qui si pranza bene e con calma, in ristoranti frequentati dai formenterensi prima che dai turisti.

Pomeriggio a Cap de Barbaria e tramonto a Cala Saona

Nel pomeriggio scendi verso sud lungo la strada dritta e ipnotica che porta al faro di Cap de Barbaria, il punto più meridionale delle Baleari: l’ultimo tratto si fa a piedi, una mezz’ora in un paesaggio lunare, fino al faro bianco reso celebre dal film “Lucía y el sexo” di Julio Medem, con accanto la settecentesca Torre des Garroveret. Poi, per il finale, 8 chilometri fino a Cala Saona: sabbia dorata tra scogliere rossastre e il sole che tramonta dietro la sagoma di Es Vedrà. Il primo giorno si chiude così, e vorrei vedere come altro dovrebbe chiudersi.

Giorno 2: La Mola e la costa est, l’anima selvatica

Il secondo giorno si dedica all’altra metà dell’isola. Comincia dalla Playa de Migjorn, cinque chilometri di costa meridionale dove la sabbia cambia nome man mano che avanzi: Es Arenals è il tratto più ampio e attrezzato, sorvegliato dall’alto dalla settecentesca Torre des Pi des Català. Atmosfera più rilassata che a Illetes, chiringuitos sulla sabbia, orizzonte infinito.

Pranzo a Es Caló e salita a La Mola

Verso mezzogiorno risali fino a Es Caló de Sant Agustí, minuscolo villaggio di pescatori con le barche in secco sugli scivoli di legno: il posto giusto per un pranzo di pesce fresco vista mare. Da qui, se ti va di camminare, parte il Camí de sa Pujada, l’antico sentiero romano che sale all’altopiano tra pini e terrazze di roccia, con panorami spettacolari sulla costa nord. Altrimenti sali comodamente su strada.

Pomeriggio tra faro, mulino e mercato hippy

L’altopiano de La Mola è il tetto di Formentera. Il suo faro, piantato su scogliere alte più di cento metri, è il luogo più letterario dell’isola: lo citò Jules Verne in “Hector Servadac”, e un monumento lo ricorda. Nel villaggio di El Pilar de la Mola fermati al Molí Vell, il mulino a vento del Settecento, e se capiti di mercoledì o domenica pomeriggio — da maggio a ottobre — immergiti nel celebre mercato hippy, erede diretto della Formentera anni Sessanta: artigianato, musica dal vivo e un’atmosfera che altrove non esiste più. Per il tramonto, scendi verso ovest e goditelo da una delle spiagge di Migjorn, con calma. Oggi il faro l’hai già avuto.

Giorno 3: s’Espalmador, le saline e la Formentera lenta

Il terzo giorno è quello del lusso vero: il tempo. La mattina perfetta è un’escursione a s’Espalmador, l’isolotto privato ma dalle spiagge pubbliche che chiude a nord il parco naturale: ci si arriva con le barchette che partono da La Savina o da Illetes, e la sua Platja de s’Alga è una mezzaluna di sabbia bianca che non ha niente da invidiare alla Polinesia. L’alternativa a costo zero è la camminata sulla penisola di Es Trucadors: dalla Playa de Llevant — la gemella tranquilla di Illetes — fino a Es Pas, la punta estrema dove l’isola si assottiglia in una lingua di sabbia tra due mari.

Pranzo e pausa hippie a Sant Ferran de ses Roques

Per pranzo punta su Sant Ferran de ses Roques, il paese che negli anni Sessanta e Settanta fu il quartier generale della Formentera hippie: la leggendaria Fonda Pepe, con le sue pareti coperte di ricordi, è ancora lì a raccontarlo. A due passi, se viaggi con bambini o ami le curiosità, c’è la Cova d’en Xeroni, una grotta di stalattiti scoperta per caso scavando un pozzo.

Pomeriggio tra saline, fenicotteri e preistoria

Il pomeriggio è per la Formentera che quasi nessuno guarda: le vasche delle antiche saline e l’Estany Pudent, lo stagno che d’estate ospita colonie di fenicotteri e che al tramonto diventa uno specchio rosa. Sulla sua sponda orientale, vicino a Es Pujols, trovi il sepolcro megalitico di Ca na Costa, il monumento più antico delle Baleari: quasi quattromila anni di storia in un recinto di pietre che si visita in dieci minuti e si ricorda per sempre. Se hai noleggiato una bici, questa è la zona perfetta per le rutas verdes, la rete di sentieri sterrati che taglia l’interno dell’isola tra muretti a secco e fichi monumentali.

Sera: gran finale a Es Pujols

L’ultima sera merita Es Pujols: passeggiata sul lungomare con le barche dei pescatori tirate in secco, cena di pesce e un bicchiere in uno dei locali del centro. È il massimo della mondanità che Formentera concede, ed è la chiusura giusta prima del traghetto del giorno dopo.

Tre giorni bastano per Formentera?

Questa volta la risposta è sì. Con questo itinerario avrai visto tutto ciò che definisce l’isola: Ses Illetes e Cala Saona, i due fari di Cap de Barbaria e La Mola, i borghi di Sant Francesc e Sant Ferran, il mercato hippy, s’Espalmador, le saline con i fenicotteri e perfino un sepolcro megalitico. Non un assaggio: un ritratto completo.

Quello che non avrai finito, te lo dico per esperienza, è la voglia. Perché Formentera funziona così: più la conosci, più ti accorgi di quante versioni ha — quella di giugno e quella di settembre, quella ventosa e quella piatta come l’olio, quella del faro all’alba e quella del faro al tramonto. Tre giorni bastano per vederla tutta. Per smettere di pensarci, invece, non basta una vita.