Spiaggia di Plavi Horizonti

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Ci sono posti che sembrano lasciati indietro di proposito, come se qualcuno, finito di costruire il mondo, si fosse dimenticato un’isola e avesse poi deciso di non tornare a finirla. Espalmador è uno di questi. La prima volta che la guardi da Formentera — è lì, appena oltre la punta di Ses Illetes, separata da poco più di un centinaio di metri d’acqua color smeraldo — ti viene il sospetto che ti stiano prendendo in giro: un fazzoletto di terra di appena due chilometri quadrati, senza un bar, senza una strada, senza praticamente niente di costruito, eppure capace di farti sentire arrivato da qualche parte. Quando provi a capire cosa vedere a Espalmador scopri presto che il punto non è quanto c’è, ma quanto poco: la spiaggia di Es Racò de S’Alga con la sua sabbia bianchissima e gli yacht all’ancora, le cale più riservate di Sa Torreta e Cala de Bosch, la laguna di S’Estanyol con la sua testarda leggenda di fanghi miracolosi, la torre di guardia di Sa Guardiola che un tempo scrutava i pirati, il faro den Pou e la piccola cappella, i sentieri che attraversano il Parco Naturale di Ses Salines tra cicogne, fratini e volpoche. E poi una storia improbabile fatta di compravendite milionarie e perfino di un imperatore romano. Mettiti comodo, che ti racconto tutto.

Es Racò de S’Alga, la spiaggia per cui sei venuto

Diciamolo subito: se metti piede a Espalmador, è quasi certo che sia per Es Racò de S’Alga, conosciuta anche come Platja de S’Alga. È la continuazione naturale di Ses Illetes, come se la spiaggia più famosa di Formentera avesse deciso di sconfinare oltre il canale e proseguire indisturbata dall’altra parte. Sabbia bianca e farinosa, acqua talmente trasparente che il fondo sabbioso ti sembra a un palmo di mano anche quando non lo è, e quel turchese che le brochure chiamano “caraibico” senza, per una volta, esagerare troppo. È un’insenatura riparata, e infatti diventa il punto d’approdo di una collezione di yacht di lusso che ti fa sospettare di esserti infilato per sbaglio in un salotto galleggiante. Un dettaglio da sapere prima di arrivare: S’Alga è una spiaggia naturista, e il nudismo qui è la norma più che l’eccezione. Per la stessa ragione i cani non sono ammessi. Tieni a mente che l’isola è disabitata: niente chioschi, niente bagnino con il ghiacciolo, niente acqua dolce. Se vuoi passarci la giornata, tutto quello che ti serve te lo porti tu.

La laguna di S’Estanyol e la leggenda dei fanghi

Camminando qualche centinaio di metri verso nord dalla spiaggia di S’Alga arrivi a S’Estanyol, una laguna piatta e fangosa che per anni ha avuto una fama che non meritava. La storia è sempre la stessa: qualcuno, in un’epoca imprecisata, ha deciso che immergersi in quel fango facesse miracoli per la pelle, e per decenni i visitatori si sono spalmati di melma scura nella convinzione di ringiovanire a vista d’occhio. Spiacente: non c’è alcuna prova che quei fanghi servano a qualcosa, e nel frattempo il via vai di corpi infangati danneggiava sul serio la fauna che nella laguna ci vive e si riproduce. Per questo il Consell de Formentera ha chiuso la questione vietando la pratica e dichiarando l’area off limits. C’è anche un argomento meno poetico ma più convincente: l’acqua stagnante è il genere di posto in cui i batteri si trovano molto a loro agio, e il rischio di portarti a casa qualcosa di peggio della pelle liscia è concreto. Guarda la laguna, fotografala, e tieni il fango dov’è.

Le cale nascoste: Sa Torreta e Cala de Bosch

Se S’Alga è la spiaggia che tutti conoscono, l’isola ne nasconde altre per chi ha voglia di camminare un po’. Verso nord trovi Cala de Sa Torreta, più appartata e riparata, e Cala de Bosch, affacciata sul versante nord-orientale. Sono cale piccole, con gli stessi fondali sabbiosi e digradanti e la stessa acqua bassa e calma del resto dell’isola, ma con una frazione delle persone. Raggiungerle significa mettere insieme una breve passeggiata e la disponibilità a rinunciare a qualunque comfort, il che — paradossalmente — è esattamente il motivo per cui valgono la pena. Qui il rumore di fondo è quello del vento e degli uccelli, non dei motori delle barche.

La torre di Sa Guardiola

Sul punto più alto dell’isola si alza la torre di Sa Guardiola, una torre di guardia in classico stile ibizenco costruita nel Settecento. Non è lì per decorazione: serviva a tenere d’occhio il mare e a dare l’allarme contro i corsari e i pirati che salpavano dalle coste del Nord Africa per fare razzia lungo le Baleari. È una di quelle costruzioni tozze e ostinate che sembrano cresciute dalla roccia, e ha il vantaggio di essere ben visibile anche da lontano: se hai preso il traghetto da Ibiza verso Formentera, probabilmente l’hai già vista senza saperlo, sentinella silenziosa appollaiata su questo scoglio. Salirci accanto regala uno dei panorami migliori dell’isola, con lo sguardo che si apre sul canale e su Formentera.

Il faro den Pou e la cappella

Gli altri due segni della mano dell’uomo a Espalmador sono il faro den Pou e una piccola cappella, entrambi minuscoli e quasi increduli di trovarsi in un posto così. Il faro presidia la navigazione in queste acque basse e insidiose, e l’area attorno è una delle più suggestive in cui perdersi a piedi: linee pulite, vegetazione bassa, il mare da ogni lato. La cappella, dal canto suo, è poco più di un punto sulla mappa, ma fa parte di quel piccolissimo inventario di edifici — torre, faro, cappella e un’abitazione privata — che è tutto ciò che la storia ha lasciato costruire qui. Tutto il resto è natura, e per legge tale deve restare.

I sentieri del parco e i suoi abitanti

Espalmador fa parte del Parco Naturale di Ses Salines di Ibiza e Formentera, e questo cambia il modo in cui la visiti. L’isola è attraversata da diversi sentieri che ti permettono di percorrerla in lungo e in largo, con i tratti più belli concentrati attorno al faro e alla torre. La regola è semplice e non negoziabile: si resta sui percorsi segnalati. Non è pignoleria, è il motivo per cui questo posto è ancora intatto. Mentre cammini, alza ogni tanto lo sguardo: la laguna e le aree umide sono casa di una bella varietà di uccelli marini, tra cui cicogne, fratini eurasiatici e volpoche, che qui trovano uno dei pochi angoli di pace rimasti in tutto l’arcipelago. Sei ospite, e si vede.

Un’isola che ha un proprietario

C’è una cosa che spiazza, di Espalmador: è proprietà privata. Per buona parte del secolo scorso è rimasta quasi disabitata finché, nel 1932, l’allora proprietario Carlos Tur la vendette per 42.500 pesetas — qualcosa come trecento euro di oggi. Si racconta che Tur fece mettere nero su bianco una clausola degna di un romanzo: il nuovo proprietario avrebbe acquisito ogni specie animale presente sull’isola, eccezion fatta per i bovini, che restavano cosa sua. Da allora l’isola è passata di mano fino al 2018, quando è stata acquistata per una cifra intorno ai diciotto milioni di euro. Lo stesso Consell de Formentera aveva provato a comprarla per metterla al sicuro, ma non aveva i fondi: per nostra fortuna le leggi locali continuano a vietare qualunque nuova costruzione, e così l’isola resta selvaggia a dispetto del prezzo del cartellino. C’è perfino una leggenda che la fa risalire all’epoca romana, quando si vuole che l’imperatore Adriano vi sia approdato su consiglio di un oracolo, in cerca dei famigerati fanghi curativi; la storia è probabilmente più colore che cronaca, ma rende l’idea di quanto a lungo questo scoglio abbia saputo attirare visitatori in cerca di qualcosa.

Dove dormire vicino a Espalmador

Su Espalmador non si dorme: è disabitata e per legge lo resterà, quindi la tua base sarà Formentera, da dove organizzerai la gita in giornata. La scelta più comoda è stare nei dintorni di La Savina, il porto, perché è da lì che si parte verso il mare aperto. Se preferisci la vita di paese e qualche locale la sera, Es Pujols è il piccolo cuore turistico dell’isola, mentre Sant Francesc Xavier, il capoluogo, ti tiene più nell’entroterra tra negozietti e atmosfera tranquilla. Quanto al tipo di sistemazione, aspettati soprattutto piccoli hotel, appartamenti e case in affitto in stile mediterraneo: Formentera non è terra di grandi resort, ed è proprio questo che la rende quello che è.

Come arrivare a Espalmador

A Espalmador ci si arriva solo via mare, e qui sta metà del fascino e metà della complicazione. Il punto di partenza naturale è Formentera, in particolare la zona del porto di La Savina o la spiaggia di Ses Illetes, da dove l’isola è a un soffio. La soluzione più libera è un’imbarcazione privata — un gommone o una piccola barca, anche a noleggio — che ti permette di approdare direttamente nei pressi di S’Alga e di gestirti i tempi. In alternativa, molte escursioni in catamarano partono da Formentera e da Ibiza e prevedono una sosta proprio qui, spesso con pranzo a bordo: comodo se non hai voglia di pensare a niente. Una raccomandazione seria: anche se a bassa marea il canale sembra invitante, attraversare a piedi o a nuoto da Formentera è vietato e pericoloso, perché lo stretto di El Pas è percorso da correnti che non perdonano. Lascia fare alla barca.

Quando andare a Espalmador

Espalmador dà il meglio nella bella stagione, quando il mare è calmo e il colore dell’acqua fa quello che ti aspetti. Se puoi scegliere, punta sulla tarda primavera o sull’inizio dell’autunno: la luce è morbida, le temperature sono giuste e soprattutto eviti l’agosto, quando lo specchio d’acqua davanti a S’Alga si riempie di barche e l’idea di “isola deserta” diventa più un auspicio che una realtà. Anche l’ora conta: arrivare al mattino presto significa trovare la spiaggia ancora vuota e la luce migliore, prima che il sole picchi a piombo e che gli yacht si dispongano in formazione. Considera infine che non c’è ombra organizzata né riparo: nelle ore centrali di luglio e agosto il sole qui non scherza, quindi regolati di conseguenza.

Dove si trova Espalmador

Espalmador si trova all’estremità settentrionale di Formentera, proprio dove la lingua di sabbia di Ses Illetes sembra voler proseguire oltre il mare. Appartiene all’arcipelago delle Isole Baleari — la stessa famiglia di Maiorca, Minorca e Ibiza — e ricade all’interno del Parco Naturale di Ses Salines di Ibiza e Formentera, che ne spiega lo stato di protezione integrale. Sei in territorio di lingua catalana, a metà strada ideale tra Formentera, da cui ti separano solo poco più di cento metri d’acqua, e Ibiza, da cui partono ogni giorno i catamarani diretti qui. In pratica, è il punto in cui le Baleari decidono di restare selvagge.