Parco naturale di Ses Salines

xxx

Se Formentera fosse una casa, Ses Salines sarebbe la stanza in cui si tengono le cose importanti. È il suo parco naturale, un’area protetta che concentra la maggiore biodiversità di tutto l’arcipelago delle Baleari — oltre 190 specie faunistiche — e che porta nel nome ciò che per secoli ha tenuto in vita l’isola: il sale. Per questo, se ti chiedi cosa vedere a Ses Salines, la risposta è quasi imbarazzante per quantità. Ci sono le antiche saline, patrimonio dell’umanità UNESCO dal 1995, che a fine estate virano a un rosa improbabile; ci sono i fenicotteri rosa, ormai simbolo di Formentera, insieme a cicogne e volpoche che fanno di questo posto il miglior angolo dell’isola per il birdwatching; ci sono due lagune, la grande Estany Pudent col suo sentiero di Es Brolls e la più riservata Estany des Peix che respira da un canale solo; c’è il sepolcro megalitico di Ca Na Costa, il monumento più antico delle Baleari; c’è Ses Illetes, una delle spiagge più famose al mondo, che del parco fa parte a tutti gli effetti; c’è la lunga storia del sale, da Cartagine ai Romani fino alla chiusura del 1984, passando per Antoni Marroig e la Salinera Española; e c’è, sott’acqua, la Posidonia Oceanica che tiene insieme tutto. Dal 2004 l’intero parco è dichiarato luogo di interesse culturale, e dopo mezza giornata qui capisci che è il modo migliore per conoscere Formentera senza nemmeno stenderti al sole.

Le saline e il sale che diventa rosa

Comincio da ciò che dà il nome al parco. A un paio di chilometri a ovest del porto di La Savina si stendono le antiche saline, dichiarate patrimonio dell’umanità UNESCO nel 1995, ed è qui che il paesaggio fa la cosa più sorprendente che gli abbia mai visto fare: a fine estate diventa rosa. Non è poesia, è chimica — certi batteri proliferano nelle vasche e tingono il sale di quella tinta improbabile che resta impressa più di mille foto di spiaggia. L’estrazione è stata abbandonata da decenni, ma il reticolo geometrico delle vasche è intatto, e cambia completamente a seconda dell’ora. Se vuoi vederlo come si deve, vieni a tarda mattinata o al tramonto, quando la luce smette di appiattire tutto e accende i colori. È la cosa più fotografata del parco, e per una volta la folla di obiettivi ha ragione.

I fenicotteri rosa e il paradiso del birdwatching

Il secondo motivo per cui Ses Salines vale il viaggio ha le ali. Il parco è il punto di massima biodiversità di tutte le Baleari, con oltre 190 specie faunistiche, e questo ne fa il miglior posto dell’isola per chi ama il birdwatching. Non serve nemmeno arrivare a destinazione: già percorrendo la strada che da La Savina porta a Es Pujols, se tieni gli occhi sui margini dell’acqua, incroci cicogne, volpoche e i celebri fenicotteri rosa, diventati ormai il simbolo di Formentera. Qui non sono una rarità da inseguire, sono quasi parte dell’arredo. Un consiglio controcorrente: l’area tocca il picco di visitatori in estate, ma è verso ottobre, in autunno, che l’avifauna si mostra al massimo del suo splendore. Se i fenicotteri sono il motivo per cui vieni, vieni fuori stagione.

Estany Pudent, la grande laguna selvaggia

La prima delle due lagune è Estany Pudent, e il nome — più o meno “stagno puzzolente” — è un onesto avvertimento sugli odori che emana. Una volta che lo sai, smetti di stupirti e cominci a trovarlo perfino simpatico. Era in origine uno specchio di acqua dolce, poi trasformato nel secolo scorso con un canale che lo mise in comunicazione col mare per ricavarne più sale, e quella modifica ne ha cambiato per sempre la chimica. Il modo giusto per vederlo è camminarci intorno lungo il sentiero di Es Brolls, frequentato ogni giorno da chi cerca un’alternativa alla spiaggia: lungo il percorso affiorano sorgenti sotterranee di acqua dolce che favoriscono la nidificazione degli uccelli — trampolieri, anatidi, ardeidi e di nuovo i fenicotteri. Una regola, non un consiglio: nello stagno il bagno è severamente vietato, per la tua salute e per quella delle specie che ci vivono. Qui si guarda, non si nuota.

Il sepolcro megalitico di Ca Na Costa

In mezzo al parco, a metà strada tra Estany Pudent ed Es Pujols, c’è una cosa vecchia quattromila anni in cui rischi di inciampare quasi senza accorgertene. Ca Na Costa è un sepolcro megalitico dell’età del bronzo, edificato dai primi abitanti stabili dell’isola tra il 2000 e il 1600 a.C., e i test al carbonio 14 ne fanno il reperto archeologico più antico di tutte le Baleari. È una costruzione bassa, a pianta circolare, con la camera funeraria delimitata da grandi lastre verticali e cinta da tre cerchi concentrici: dentro furono ritrovati i resti di otto persone, tra cui un uomo altissimo per l’epoca che soffriva di gigantismo. Scoperto soltanto nel 1974, costrinse a riscrivere la storia di Formentera. Una recinzione impedisce di entrare, ma il bello qui è capire cosa hai davanti più che toccarlo.

Ses Illetes, la spiaggia dentro il parco

Sembrerà strano, ma una delle spiagge più famose del mondo fa parte a tutti gli effetti di Ses Salines. Ses Illetes, sulla penisola di Es Trucadors, dista solo poche centinaia di metri dalle lagune ed è raggiungibile a piedi attraverso i sentieri che passano accanto alle saline. È la dimostrazione più chiara di che posto sia questo parco: in un quarto d’ora passi dalla sabbia bianchissima e dall’acqua color caraibico al silenzio salmastro degli stagni, e viceversa. Difficile trovare altrove un raggio così breve che metta insieme due mondi tanto diversi.

Estany des Peix, la laguna che respira da un canale solo

La seconda laguna sta dall’altra parte, vicino al porto di La Savina. Estany des Peix è lunga 3,4 chilometri ed è tenuta separata dal mare da una barriera quasi continua: il “quasi” è tutto, perché c’è un’unica entrata, un canale chiamato Sa Boca, profondo un metro scarso e largo una ventina, da cui la laguna respira. Il risultato è un’acqua calma, bassa, senza onde, dove le famiglie passano interi pomeriggi e i bambini imparano a nuotare. Le condizioni particolari ne fanno anche uno scenario ideale per gli sport nautici. E se ti metti a guardare in basso, tra gli insetti, puoi incrociare l’akis bremeri, uno scarabeo che vive solo qui e in nessun altro posto al mondo.

La storia del sale, da Cartagine al 1984

C’è un livello di lettura che riguarda il lavoro più che la natura, e spiega perché il parco esista. La produzione di sale era, al tempo dei Cartaginesi, la prima fonte di ricchezza dell’isola, prima che i Romani impiantassero il frumento rendendo tutto così florido da far derivare proprio da quel commercio il nome dell’isola. La prima documentazione certa dell’estrazione risale al XIII secolo — lo testimoniano le illustrazioni del Museo Etnografico di Formentera — anche se gli storici la fanno cominciare secoli prima. È nell’Ottocento che la salina diventa una delle principali produttrici di tutta la Spagna: nel 1873 l’area fu acquistata dal politico e commerciante maiorchino Antoni Marroig, che la cedette poi alla Salinera Española SA, la compagnia che mandò avanti l’estrazione fino al 1984, quando l’attività cessò in via definitiva. Cammini su un paesaggio che sembra intatto e invece è, in buona parte, opera dell’uomo.

La Posidonia Oceanica e il fondale da proteggere

L’ultima meraviglia non si vede dalla riva. Davanti alla costa del parco si distendono le praterie di Posidonia Oceanica, una pianta marina che depura l’acqua e fa da barriera, tenendo insieme spiagge e dune e mantenendo intatta quella trasparenza che tutti vengono a cercare. È così preziosa da essere protetta a sua volta, con progetti come il “Save Posidonia Project” e “Formentera Sostenibile”. Per immergerti e ammirare il fondale servono i permessi del Consiglio dell’Isola e l’attrezzatura giusta, ma lo spettacolo ripaga la trafila. Sapere che metà della bellezza di Ses Salines lavora sott’acqua, in silenzio, mi sembra il modo giusto per chiudere il giro.

Dove dormire vicino a Ses Salines

Dentro il parco non si dorme, ed è giusto così, vista la natura protetta dell’area: chi vuole averlo a portata di mano sceglie una delle basi che lo circondano. La più comoda è Es Pujols, la località turistica che sorge proprio lungo la strada che fiancheggia gli stagni: è il centro con l’offerta di sistemazioni più ampia dell’isola e con la vita serale più vivace. In alternativa puoi appoggiarti a La Savina, vicino al porto, più nautica e tranquilla, oppure a Sant Francesc, la capitale verso l’interno, ben collegata e attiva anche fuori stagione. In tutti i casi parli di pochi chilometri e di un quarto d’ora scarso per ritrovarti tra le saline.

Come arrivare a Ses Salines

La via classica è partire dal porto di La Savina e imboccare la strada che porta a Sant Francesc o a Es Pujols: in pochi minuti sei ai margini del parco. Tieni presente un dettaglio: entrare con il proprio mezzo comporta il pagamento di una piccola tassa, di importo variabile a seconda della stagione, pensata per proteggere il paesaggio. Se vuoi evitarla, le alternative non mancano. La più semplice è il trasporto pubblico: la linea 7 collega il parco alla spiaggia di Migjorn, dove si concentra buona parte della movida dell’isola. La soluzione che preferisco resta però la bicicletta, che noleggi a La Savina, a Es Pujols o a Sant Francesc: i sentieri che attraversano il parco, tra dune e stagni, sono il modo migliore per viverlo, a patto di ricordare che alcuni sono percorsi anche da auto e scooter.

Quando andare a Ses Salines

Il momento perfetto dipende da cosa vieni a cercare. Se il tuo obiettivo sono le saline nel loro abito migliore, punta sulla fine dell’estate, quando le vasche virano al rosa, e all’interno della giornata scegli la tarda mattinata o il tramonto, le ore in cui la luce dà profondità. Se invece vieni per i fenicotteri e l’avifauna, il periodo giusto è l’autunno, verso ottobre, quando gli uccelli si mostrano al massimo. L’estate piena offre tutto ma con il rovescio della folla, soprattutto negli orari in cui i traghetti scaricano passeggeri al porto vicino; primavera inoltrata e inizio autunno ti regalano lo stesso scenario con metà della ressa, ideali per arrivarci a piedi o in bici. In ogni stagione, evita il pieno mezzogiorno: il sole spiana ogni colore e nel parco il caldo non scherza.

Dove si trova Ses Salines

Il Parco Naturale di Ses Salines occupa la parte settentrionale di Formentera, lungo l’asse che collega il porto di La Savina alla località di Es Pujols: è praticamente impossibile non attraversarlo se ti muovi tra questi due punti. Dentro i suoi confini stanno le saline vere e proprie a un paio di chilometri da La Savina, la grande laguna di Estany Pudent e la più riservata Estany des Peix, il sepolcro di Ca Na Costa e perfino la spiaggia di Ses Illetes, sulla penisola di Es Trucadors. È, in sostanza, il cuore umido e selvatico dell’isola — fenicotteri, dune, sale e stagni — a un passo dalle spiagge ma in un mondo completamente diverso.