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La spiaggia di Es Còdol Foradat si distende nel cuore di Migjorn, sul versante meridionale di Formentera, ed è uno di quei posti dove non capiti per sbaglio. Ci arrivi perché hai deciso che la costa più lunga e più indomita dell’isola — quei cinque chilometri scarsi di arenile che gli abitanti chiamano semplicemente Migjorn — meritava di essere percorsa fino al suo tratto meno addomesticato. E quando finalmente lasci la macchina e scendi tra i ginepri verso il mare, capisci di aver fatto bene: davanti a te c’è una mezzaluna di sabbia chiara di circa quattrocentocinquanta metri, larga sì e no venti, chiusa alle due estremità da blocchi di roccia che spezzano la linea dell’acqua e creano angoli per chi ama il proprio spazio. È una spiaggia per famiglie con bambini piccoli, per chi nuota con la maschera, per chi vuole una giornata di sole onesta e senza coreografie. Non è una spiaggia per chi cerca animazione: di animazione, qui, ce n’è quanta ne porti tu.
Il nome, che in catalano di Formentera significa più o meno “il sasso bucato”, non è un vezzo poetico ma una descrizione tecnica. Al centro dell’arenile c’è una grande roccia calcarea con un foro naturale alla base, scavato dal mare nel corso dei secoli, attraverso il quale — in teoria — si potrebbe passare da una parte all’altra. In teoria, perché Es Còdol Foradat è una di quelle spiagge che trattengono la sabbia con ostinazione, anno dopo anno, e il più delle volte il buco resta sepolto sotto tonnellate di granelli bianchi: lo vedi davvero solo negli anni straordinari, quando una mareggiata ridistribuisce l’arenile e riporta alla luce la pietra. È sabbia fine, dorata, di quella che resta dignitosa anche ad agosto, contrappuntata da affioramenti rocciosi che dividono la riva in salotti naturali. Più ti sposti verso l’estremità settentrionale — il tratto che da queste parti chiamano Es Valencians — più la sabbia si fa avara e le rocce prendono il sopravvento, regalando calette riservate dove la quiete è totale e dove, va detto, il costume diventa facoltativo. È spiaggia pubblica, libera da concessioni alberghiere, presidiata solo da un noleggio di lettini e ombrelloni (una sessantina di lettini e una trentina di ombrelloni, a tariffa fissata dal Consell Insular). Non c’è un bagnino permanente: la sorveglianza è garantita dai gestori del noleggio nelle ore centrali, perciò ti conviene nuotare con la testa, anche se i fondali sono sabbiosi, bassi e perfetti per i più piccoli. L’acqua è di un blu intenso, soprattutto quando soffia il levante, ed è limpida abbastanza da rendere lo snorkeling un’occupazione seria: a una cinquantina di metri dalla riva, nella parte centrale, riposa anche il relitto di una piccola imbarcazione affondata, che nelle giornate giuste regala ai più curiosi una piccola spedizione subacquea a costo zero.
Quanto al cosa fare, la risposta breve è: poco, e benissimo. Puoi camminare per ore lungo Migjorn, in direzione di Es Arenals e Ca Marí verso ovest, scoprendo che la spiaggia cambia carattere ogni cento metri. Puoi infilare maschera e pinne e perlustrare gli scogli. Puoi pranzare nell’unico ristorante che affaccia direttamente sull’arenile, anch’esso chiamato Es Còdol Foradat, gestito per generazioni dalla famiglia Ferrer-Mayans e dal 2020 affidato alle cucine dello chef Nandu Jubany: paella, riso nero di seppia, pesce e un conto che ti ricorderà di essere alle Baleari. È l’unica opzione gastronomica sul posto — niente chioschi, niente supermercati nei paraggi — quindi se hai in programma una giornata intera porta acqua e qualcosa da sgranocchiare, o metti in conto una camminata di una decina di minuti verso Vogamari o Es Cupiná, le insegne vicine lungo la costa. Di sport acquatici organizzati, qui, non c’è traccia: niente noleggio di canoe o tavole, niente moto d’acqua a rovinare il silenzio. E la vita notturna non abita Es Còdol Foradat: il tramonto lo si gode in religioso silenzio sulla riva o, se proprio vuoi un cocktail con la colonna sonora, raggiungendo il leggendario Blue Bar poco più in là su Migjorn, mentre per il vero baccano c’è Es Pujols, sull’altra costa.
Ed è proprio la posizione a rendere Es Còdol Foradat una buona base d’esplorazione: sei a un tiro di schioppo da Es Caló de Sant Agustí, il porticciolo di pescatori con i suoi escars di legno, e a pochi minuti dalla salita verso La Mola, l’altopiano che culmina nel suo faro affacciato sul Mediterraneo aperto. Verso ovest hai Sant Francesc Xavier, la capitale minuta e bianca dell’isola, e La Savina, il porto da cui tutto comincia. È, a conti fatti, una delle spiagge di Formentera che riassumono meglio l’anima dell’isola: selvatica, essenziale, fieramente poco servita. La stagione balneare va da maggio a ottobre; luglio e agosto sono i mesi più vivaci — il che, su questa riva, significa che troverai compagnia ma non calca — mentre giugno e settembre restano i più dolci, con il mare ancora tiepido e i parcheggi meno contesi. Il momento migliore della giornata è il mattino presto, quando lo sterrato d’accesso è ancora libero e la sabbia tutta da scegliere; se invece ami il mare nel suo blu più carico, aspetta una giornata di levante e portati la maschera.
Dove dormire a Es Còdol Foradat
Sulla spiaggia, in senso stretto, non si dorme: Es Còdol Foradat è un tratto di costa libero, e l’unico edificio è il ristorante. Per la notte ci si appoggia alle località vicine. La scelta più comoda è restare sul fronte di Migjorn, dove sorgono gli hotel di taglia maggiore — come il Riu La Mola e l’Insotel Formentera Playa, entrambi a breve distanza in auto — o cercare un agriturismo tra i campi di fichi dell’entroterra. Chi vuole sentirsi più nel cuore dell’isola sceglie Es Caló de Sant Agustí, intimo e marinaro, o la zona della capitale Sant Francesc Xavier; chi cerca movimento serale punta su Es Pujols, sulla costa nord, a una manciata di minuti di strada. In tutti i casi, l’auto o lo scooter restano la soluzione più sensata per raggiungere comodamente la spiaggia.
Come arrivare a Es Còdol Foradat
A Formentera si arriva solo via mare: il traghetto da Eivissa impiega all’incirca mezz’ora e attracca al porto di La Savina, da cui parte ogni esplorazione dell’isola. Da lì segui la strada principale in direzione de La Mola, attraversando tutta la dorsale meridionale, fino al chilometro 8,9 circa: lì, sulla destra, un cartello segnala il ristorante Es Còdol Foradat e l’imbocco di uno sterrato. Da quel punto sono poco più di un chilometro di strada bianca, stretta e polverosa, che taglia campi coltivati a fichi e viti — un tratto in cui ti capiterà di accostare per cedere il passo a chi viene in senso contrario, quindi piede leggero sull’acceleratore: non è un rally. In fondo trovi una piccola area di sosta davanti al ristorante, sufficiente per una decina di veicoli, ragione in più per arrivare presto. La spiaggia è raggiungibile anche in bicicletta o, dai dintorni, a piedi, mettendo in conto un fondo irregolare.
Dove si trova Es Còdol Foradat
Es Còdol Foradat occupa la porzione centrale di Migjorn, la spiaggia più lunga e più selvaggia di Formentera, sul versante meridionale dell’isola che guarda il mare aperto. È incastonata tra l’altopiano de La Mola, a est, e la successione di calette e arenili che proseguono verso Es Arenals e Ca Marí, a ovest, con alle spalle una fascia di ginepri e pini che la separa dalla strada. Una posizione defilata, esattamente quella che le ha permesso di restare, anno dopo anno, una delle rive più discrete dell’isola.
