Spiaggia di Es Copinar: dove Migjorn finisce e cominciano le conchiglie

Sabbia dorata, fondali bassi e sicuri e il chiosco più fotografato dell’isola, all’estremità orientale di Migjorn: ecco perché la spiaggia di Es Copinar vale la deviazione.

Se cerchi la spiaggia di Es Copinar la troverai dove Formentera sembra finire e poi ci ripensa: all’estremità orientale di Migjorn, il lungo arenile meridionale dell’isola, proprio nel punto in cui la strada comincia a inerpicarsi verso l’altopiano di La Mola. È l’ultimo tratto di quei cinque-sei chilometri di costa quasi ininterrotta che vanno da Cap de Barbaria fino alla salita finale, e ha quel carattere un po’ schizofrenico — nel senso più affettuoso del termine — che capita alle spiagge di confine: metà ordinata e attrezzata, metà selvatica. La spiaggia Es Copinar è il posto giusto se viaggi con bambini piccoli, se ti piace il mare basso e calmo e se non disdegni un hamburger consumato su palafitte di legno con vista cartolina. È, in una parola, una di quelle spiagge di Formentera che condensano l’isola intera in poche centinaia di metri.

Il nome, già, merita una nota a piè di pagina mentale: in catalano copinar indica il luogo dove si raccolgono molte conchiglie, e non è un vezzo poetico. Negli anni in cui la sabbia scarseggia — perché qui la quantità di arenile cambia da una stagione all’altra, a seconda di quanto sono state generose o feroci le mareggiate invernali — la riva si riempie letteralmente di conchiglie, e capisci al volo perché i formenterenchi l’hanno battezzata così. La lunghezza si aggira sui quattrocento metri, ma una parte è rocciosa, per cui la striscia effettivamente sabbiosa è un filo più corta. La sabbia è dorata e fine, l’acqua è di quel turchese che sulle brochure sembra ritoccato e dal vivo è semplicemente l’acqua. I fondali digradano con una lentezza quasi pigra: cammini, cammini, e il mare ti arriva ancora alle ginocchia, il che la rende uno dei tratti più sicuri di tutta Migjorn per chi ha bambini al seguito. Poco al largo affiorano piccole secche rocciose a profondità ridottissime, e lì la maschera diventa d’obbligo, perché lo snorkeling regala più di quanto ti aspetteresti. Un avvertimento onesto, però: l’orientamento a sud espone Es Copinar al moto ondoso, e nei giorni di vento le onde sanno farsi sentire più del previsto.

La spiaggia si stende davanti a due complessi alberghieri di peso, l’Hotel Riu La Mola e il Maryland, eredità delle prime urbanizzazioni dell’isola negli anni Settanta. A Formentera nessuna spiaggia è privata — è bene ribadirlo — ma la parte destra, quella sotto i resort, ha l’aria educata di chi sa di essere ospitata, mentre la sinistra resta più ruvida e libera. Quanto a sicurezza, non aspettarti la rassicurante presenza fissa del bagnino: c’è una torretta di avvistamento sull’arenile, ma il servizio non è permanente, e il presidio più vicino è a circa un chilometro e mezzo, sulla spiaggia di Es Arenals, attivo nei mesi caldi e nelle ore centrali. In caso di necessità, il 112 resta il numero da tenere a mente. Aggiungo una raccomandazione che non ha nulla di scaramantico e tutto di pratico: evita di sdraiarti sotto i costoni e i cornicioni rocciosi che mostrano crepe o segni di erosione, perché questo tratto di litorale è fragile e l’ombra di una parete non vale il rischio.

Il bello di Es Copinar, comunque, è che in uno spazio così raccolto ci trovi quasi tutti i servizi delle spiagge migliori dell’isola. Sul lato dei resort funziona una scuola di vela con noleggio di tavole da SUP, aperta anche a chi non alloggia in hotel, perfetta se vuoi alternare il dolce far niente a un’oretta di pagaiate. Per mangiare hai l’imbarazzo di una scelta minima ma di qualità: il ristorante Es Cupinà, che dà il nome alla spiaggia ed è un’istituzione di famiglia dal 1972, con la sua terrazza affacciata sul turchese e una cucina che mescola pesce fresco, tradizione isolana e l’inevitabile paella; e poi lui, il protagonista di metà delle fotografie di Formentera, il chiosco di Bartolo. Nato nel 1976, un tempo interamente verniciato di un azzurro sfacciato, issato su colonne di legno in posizione leggermente rialzata, sforna hamburger, insalate e tortillas con la nonchalance di chi lo fa da mezzo secolo. Accanto c’è l’alberello dei desideri ricoperto di conchiglie colorate, che è esattamente il genere di dettaglio che non sapevi di volere e che poi ti ritrovi a fotografare. Più di recente, al posto del vecchio chiosco La Franja, è spuntato il Gitana, comodo per un pranzo o per un aperitivo al tramonto — e il tramonto, qui, nonostante l’esposizione a sud, sa essere sorprendentemente buono.

Da Es Copinar, poi, ci si muove. Verso ovest la spiaggia di Es Arenals è a poche decine di metri, separata solo da una breve scogliera e collegata da una passerella di legno che ti risparmia l’arrampicata. Verso est, cinque minuti a piedi in direzione La Mola, si apre Es Caló des Mort, una piccola cala incastonata tra le rocce, costellata di vecchie capanne di pescatori sotto le scogliere: è la cartolina della Formentera marinara di una volta, e vale la deviazione anche solo per dieci minuti di stupore. Risalendo verso il borgo di Es Caló de Sant Agustí, con il suo caratteristico molo dei pescatori, imbocchi il sentiero verde che costeggia una pineta di pini e ginepro; e se hai voglia di spingerti più in alto, lassù ti aspettano il faro di La Mola e il suo mercatino dell’artigianato. Sulla stagionalità sarò sincero: Es Copinar è generalmente riparata dai venti estivi, il che la rende godibile per buona parte della bella stagione, ma luglio e agosto la riempiono come tutto il resto dell’isola. I mesi ideali restano giugno e settembre, con l’acqua già — o ancora — buona e la folla dimezzata, e in ogni caso il primo mattino è il momento in cui l’arenile ti regala quel silenzio che a mezzogiorno è merce rara.

Dove dormire a Es Copinar

La spiaggia non ha alloggi propri nel senso di piccole pensioni vista mare, ma li ha letteralmente alle spalle: i due complessi che la affacciano, l’Hotel Riu La Mola — un resort di taglio internazionale con spa, piscina, animazione per bambini e buffet — e il Maryland, sono la soluzione più immediata se vuoi scendere in spiaggia in ciabatte. Se preferisci qualcosa di più isolano e a conduzione familiare, conviene allargare lo sguardo alla zona di Migjorn e al vicino borgo di Es Caló de Sant Agustí, dove trovi appartamenti e piccole strutture a misura di famiglia, oppure spostarti verso Sant Ferran, baricentrico per muoverti su tutta l’isola senza rinunciare alla comodità del centro.

Come arrivare a Es Copinar

Si parte da La Savina, il porto principale dove attraccano i traghetti da Ibiza, e si imbocca la strada principale PM-820 in direzione La Mola. Superato il paese di Sant Ferran e poi il villaggio di Es Caló de Sant Agustí, dopo circa un chilometro compare sulla destra la deviazione con le indicazioni per il Maryland e per l’Hotel Riu. Da lì la strada si fa stretta e in discesa ripida verso il mare — procedi con calma, perché in più punti non passano due auto affiancate — fino alle aree di parcheggio: gratuite, ma non abbondanti, quindi premia chi arriva presto. In tutto sono una quindicina di minuti d’auto da La Savina, una manciata di chilometri verso sud-est. La zona è servita anche dall’autobus, con una fermata a pochi metri dall’arenile, e in alternativa ci arrivi a piedi: dalla spiaggia di Es Arenals lungo la passerella di legno, oppure da Es Caló de Sant Agustí seguendo il sentiero verde che taglia la pineta.

Dove si trova Es Copinar

Es Copinar occupa l’ultimo tratto orientale della spiaggia di Migjorn, sulla costa meridionale di Formentera, in quel lembo che precede la salita all’altopiano di La Mola. A ovest confina con Es Arenals, da cui la separa una breve scogliera; a est, oltre le rocce, si nasconde Es Caló des Mort. Dista all’incirca sette chilometri in direzione sud-est dal porto di La Savina, e rientra nell’unico comune dell’isola, Formentera, nell’arcipelago delle Pitiuse. Per orientarti basta puntare verso La Mola e seguire i cartelli del Maryland: quando la strada smette di salire e ridiscende verso il mare, sei arrivato.